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Un’altra alba, un altro giorno
di Arianna Carciotto, 15/02/2019

Quando la sveglia suona troppo presto inizi la giornata con uno sbuffo. E poi ti chiedi perché. Ma ti alzi, fai colazione in fretta, quel poco che può darti la giusta energia. Esci che è ancora buio, hai un po’ paura di iniziare a correre da sola per la strada ma poi incontri qualcuno con il cane, il giornalaio che apre l’edicola insieme a te e soprattutto riconosci da lontano sagome che corrono con colori fluorescenti, eccoli, altri runner, altri che sacrificano il proprio sonno per l'allenamento. Molti ti sorridono con un cenno di saluto tra simili, pochi neanche ti guardano, concentrati solamente nel correre. È in questi momenti che ti chiedi se non ti salutano perché vai troppo piano, e quindi non sei “dei loro”.
Fa freddo, talvolta freddissimo, c’è ghiaccio per terra, speri di non cadere, mica per niente, vuoi evitare l’infortunio altrimenti devi stare ferma. E allora, dopo un po’ di riscaldamento, via, accendi il garmin e inizia l’allenamento. È in quel preciso istante che pensi che non ti va, che devi fare ancora tutto, che vorresti fosse finito, che ti fa male il corpo in molti punti ma stringi i denti e vai.

La corsa è il tuo momento, vorresti usare quel tempo per pensare ai tuoi pensieri. E invece no, non ce la fai, non puoi pensare e correre con determinate velocità e determinate distanze. Devi pensare a correre, devi tenere il ritmo, devi concentrarti. E così scopri che i pensieri ci sono eccome ma non nella direzione che vorresti dare tu. Passano come vogliono.
Improvvisamente il sole inizia a farsi notare, e allora pensi che inizia un nuovo giorno, che ne sono iniziati tantissimi e tantissimi speri ne inizieranno. Riscopri la grandezza dell’alternarsi dei giorni e delle stagioni che si ripetono. E poi il pensiero va a chi non c’è più e ti piace pensare che siano in qualche posto sopra di te e che magari ti guardano, sono fieri di te. E pensi a quello che non hai detto loro, pensi a quando prenderai il loro posto. La vastità del cielo si porta sempre dietro pensieri troppo grandi, senza confini. E poi di nuovo il garmin suona e devi cambiare ritmo. E questo ti distrae dai tuoi pensieri in libertà.

Pian piano il quartiere si anima, la gente esce di corsa per andare a scuola, a lavorare, o a fare qualunque altra cosa. E allora ti scopri a immaginare le loro vite, se sono felici, e ti chiedi stupidamente se fanno sport e in quali condizioni. C’è sempre qualcuno che fa scaldare la propria macchina un po’ troppo, inquina l’aria e i tuoi polmoni. O qualcuno che parte senza considerare un runner come un ostacolo come qualsiasi altro. Sono questi i momenti in cui pensi all’insulto migliore del tuo repertorio. È per questo che un senso di grande gratitudine esce dal profondo della tua anima quando qualcuno si accorge che stai correndo e ha rispetto per quello che stai facendo, semplicemente aspettando che passi o accendendo il motore un istante dopo che sei passato.

Quando finisci ti sembra di stare in paradiso. L’adrenalina e le endorfine si sono liberate, torni a casa di corsa, doccia e via un nuovo giorno. Ma tutto sembra più facile, sei più energico e forte per affrontarlo. E finisci di pensare alla corsa quando speri in cuor tuo che, dopo tutti i sacrifici che fai, qualche secondino in più alla prossima gara riuscirai a strapparlo!
È difficile rispondere a chi ti chiede “Ma come fai ad alzarti presto la mattina per correre, e poi con questo freddo!! Nooo, io non potrei mai!” con un misto di invidia e di malcelata commiserazione. Vagli a spiegare tutto questo…




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