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A carnevale...
di Dario Vaccaro, 27/02/2017

Anche questa volta, comincio il mio 4° anno di tritahlon con il Duathlon dell'EUR reso più appetibile sia dal fatto di essere una gara di rank (che attribuisce un punteggio FITRI valido per partecipare a campionati italiani e ottenere un migliore numero di partenza) sia da un percorso finalmente modificato che ha escluso dalla prova bici la temuta e famigerata discesa "cavatappi" del Massimilano Massimo che troppe vittime (anche tra i nostri colori) ha mietuto nel corso degli anni.
Una bella e fresca giornata di sole lasciano presagire che sarà una buona gara. Nel periodo invernale, forte dell'esperienza maturata, mi sono allenato abbastanza bene: ho curato la parte di corsa, cercato di migliorare la frazione bici e ho aggiunto un po' di yoga (ottimo per l'allungamento muscolare) e una seduta settimanale con un circuito di forza e resistenza aerobica.
È anche l'occasione per incontrare e salutare i vecchi amici, in particolare Sandro Mazzocco e Alessandro Galeazzi con i quali abbiamo condiviso la straordinaria esperienza dei campionati italiani di triahlon sprint a Riccione nell'ottobre dello scorso anno.

Ci si scalda, si chiacchera e si scambiano le impressioni ed è già il momento della partenza. Al Bang! (metaforico) tutti fuori dai blocchi. Ritmi subito elevati segno dell'alto livello generale di tutti i partecipanti che fatico un po' a metabolizzare e che mi costringe ad una repentina accelerazione per sfilarmi dalle posizioni di retrovia dalle quali ero partito.
All'ingresso della discesa, che rimane per il solo tratto di corsa, il gruppo cominica a sgranarsi. le tre curve sono percorse a tutta e si capisce anche a piedi quanto possano essere pericolose. Un attimo e il trillo del mio GPS mi avverte che il 1 km è già passato. Cerco di assestare il passo in modo da non finire in apnea. Spingo bene e le scarpe A1 leggere e reattive che indosso mi aiutano a mantenere un buon ritmo. 2° km chiuso a 3'45" e non sono ancora morto. Cominicia il primo dei due tratti in salita e il respiro si fa affannoso,
Contrariamente agli anni (e alle gare) precedenti i muscoli non si contraggono in spasmi e non vado in acidosi. Un breve momento di tregua, con la discesa che segna il punto di spoggettamento e il 3 km è passato. Respiro e rimango attaccato ad uno di quei "vecchi cagnacci" che fanno della mia categoria una delle più dure, per concentrarmi sul tratto finale.

Giorgio Serafini nel chat di podistica su whatsapp aveva avvertito tutti: gli ultimi 1200 metri, tutti in salita sono micidiali, l'ascesa finale è asperrima. Con le gambe che cominiciano a farsi dure mantenere il passo non è facile. Sento che ne ho e continuo a spingere con quello che mi rimane. Volata in 4/5 e siamo in Zona Cambio. Lappo in circa 18 minuti per poco più di 4700 metri (garmin docet!!!), sgancio il casco e salgo sulla bici "alla fantozzi" perdendo un po' di posizioni. Fortuna vuole che il percorso parta in leggera discesa permettendomi di infilare i piedi nelle scarpe e ripartire per chiudere il gap che si era creato. Anche sui pedali le buone sensazioni sono confermate e, senza particolare sforzo, raggiungo chi mi precede. Si forma un bel gruppo, che seppur in maniera un po' disordinata, fa una bella velocità e spinge sui pedali. Mi acquatto nelle posizioni di rincalzo senza mai perdere la scia e conservando energie, che so già, mi saranno preziose nell'ultima frazione.
I 20 km corrono veloci complice un tracciato filante e senza pericoli particolari, a parte qualche macchina di troppo che crea qualche restringimento di troppo. Mi accorgo che vado bene rimango concentrato e come un bambino a cui hanno regalato delle caramelle mi godo le urla di incitamento dei compagni di Podistica: Isabella, Federico, Gigi e Fabrizio. Sul finire del 2° giro riprendiamo Simone Sciortino cui grido di accodarsi pensando, scioccamente, che fosse un "doppiato". Super Sciorty molto garbatamente mi fa notare che quello è il suo terzo giro... realizzo che nella prima run è andato come un missile, segno che non sono l'unico ad essersi allenato tanto e, nel caso di Simone molto bene!

L'arrivo in ZC è la discesa alla dismount line mi permette di sfoggiare tutta la mia goffaggine. Ci si spintonicchia un po' per non perdere velocità e posizioni e un triathleta casertano accanto a me sciorina, in puro dialetto campano, un rosario di moccoli e imprecazioni all'indirizzo di un "qualcuno non identificato" che lo ha urtato. Se non fosse per lo stato di ipossia in cui mi trovo la scenetta sarebbe stata davvero divertente! Si parte per l'ultima run. Le poche energie sono da mettere li. E, questa volta, a Carnevale, lo scherzo lo faccio io agli avversari. Non perdo una posizione come mi è spesso accaduto in passato ma la mantengo e, quando posso sorpasso. Soffro come un cane ma non mollo. I 2,5 km finali scorrono veloci e, con uno sprintaccio scomposto, chiudo la gara.
Barcollo, cerco di respirare, mi sposto un po' e crollo a terra cercando di riprendermi per qualche minuto. Solerti vigili hanno avvertito il personale dell'ambulanza presente sospettando che quel vecchietto magro e un po' smunto l'avesse come dicono in toscana "bella e avuta". Rassicuro tutti sul mio stato e mi allontano. Bevo mangio mi riprendo e aspetto insieme a Stefano Valeau, Gigi e Isa la premiazione che tarda oltre misura. Sono arrivato terzo e mi godo il podio di categoria e la premiazione che, al netto della richezza del premio, essendo orgnizzata da Zanetti, come ci diciamo con Sandro in chat, non ha prezzo!




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