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Ma perchè
di Maria Francesca Piacentini, 05/08/2018

Parto da qui, dalla domanda che spesso mi fanno amici e colleghi quando apprendono che sto preparando il mio secondo ironman…”ma perché?”… Nei loro occhi leggo l’incomprensione e la perplessità di chi proprio non capisce, nel senso fatto già un ironman, perché farne un secondo? Sul primo erano comprensivi… fare un ironman è il sogno di qualsiasi triatleta ma il secondo??? E’ da folli… In fondo sono già un ironman a tutti gli effetti, sono una ironlady a vita, perché mai dovrei farne un secondo?
Perché mai dovrei ricominciare con i weekend super impegnati, con ore e ore passate in bici, passate in piscina e passate sull’asfalto rovente di Roma. Perché svegliarsi tutte le mattine per i 6 mesi precedenti ad orari improbabili. Perché arrivare in ufficio con gli occhi a mezz’asta, e incontri qualcuno in ascensore e pensare… cavolo io ho già nuotato 3 km e fatto 12 km di corsa… Ma Perché???
La risposta è sempre la stessa: perché non mi stanco mai, finché non mi chiedo io il perché vuol dire che ho voglia di andare avanti, non lo faccio per dire “ho fatto un ironman” lo faccio perché… MI PIACE!
Perché mi vengono i brividi quando ci penso, perché mi emoziono quando vedo gli altri, quando lo vedo in televisione, perché mi piace passare così tanto tempo con i miei pensieri e con i miei compagni di allenamento, perché se penso all’arrivo di questa mostruosa avventura, mi viene da piangere, e finché mi viene da piangere ed ho la pelle d’oca allora io personalmente neanche mi domando “perché”.

La decisione di andare ad Amburgo arriva intorno ad ottobre, e so di poterla condividere con i miei amici e compagni di allenamento Giulio, Luca, Manuel e so che anche Giovanni Torelli sarà dei nostri.
Il percorso per arrivarci come al solito è lungo e passa per due mezzi ironman (Riccione e Pescara).
Due parole su Pescara (lo avevo promesso ad Isa)… meraviglioso vedere ed incontrare tanti orange. Credetemi, non c’è squadra come la nostra. Incontri un orange ed è subito festa “VAI PODISTICA”. E chi accompagna un orange, sostiene tutta la squadra (motivo per cui ringrazio anche per tutte le foto che mi sono state fatte).
Torniamo ad Amburgo… lago meraviglioso, temperatura troppo elevata per le loro medie stagionali e… le due cose apparentemente non vanno d’accordo. Alghe tossiche proliferate con le elevate temperature e purtroppo viene annullata la frazione di nuoto. Sostituita con una 6 km di corsa che attenzione… vero… sul tempo totale va a nostro favore, ma tocca ricordarsi che oltre ai 6 km iniziali... poi ce ne sono altri 42!
Certo, la delusione è grande. Il triathlon è triathlon. La frazione di nuoto mi mette in modalità gara, mi da il tempo di pensare a quello che devo fare, ma fa parte del gioco. Bisogna accettare la decisione. Il lato positivo? Parto insieme a Luca e Giulio e chiacchieriamo amabilmente per i primi 6 km (nel nuoto sarebbe stato impossibile) Arrivati in T1, ognuno per se ovviamente, loro sono molto più veloci. Mi concentro sulla mia frazione bike, molto veloce e piatta (per i miei gusti un po’ noiosa mi piace la diversità del paesaggio), nonostante un po’ di vento. Non è la frazione che amo di più ma vedo i progressi rispetto agli anni precedenti e ciò mi conforta.
Non importa se mi superano le teutoniche a 35 km/h. In fondo gareggio con me stessa e sono contenta di vedere che vado molto meglio rispetto agli anni passati.

Arrivando in T2 si affianca una parte di percorso di corsa, dove ovviamente già ci sono molti corridori. E musica tanta musica. Non vedo l’ora di scendere ed iniziare la MIA frazione. Mi piace non solo perché amo correre ma perché si condivide moltissimo con gli altri concorrenti, cosa molto difficile in bici. In T2 chiacchiero amabilmente con un giudice che mi fa compagnia mentre mi cambio le scarpe e spalmo la crema solare. Le dico che non vedo l’ora di correre, che mi piace troppo correre e lei mi rassicura dicendo che il percorso è bellissimo.
Non posso darle torto. Esco da T2 e trovo un cartello con su scritto “You are about to finish an ironman” WOW cavolo si! Sto per finire un ironman anche se mi mancano 4 giri di corsa non importa. Dopo poco c’è un altro cartello con una freccia “Your way to glory” Cavolo ragazzi… da pelle d’oca. Sai che stai facendo qualcosa di importante e me lo voglio godere momento per momento. E la gente di Amburgo è meravigliosa, nessuno si risparmia, tifano fino all’ultimo che passa. Mi godo la corsa, sto andando bene, vedo Giulio, vedo Giovanni e sono contenta.
E poi succede l’imprevedibile. Improvviso dolore all’anca a me sconosciuto mi blocca
completamente. AL 30 km di maratona sono ferma... provo a fare stretching a capire come proseguire, eppure mi fa male... Mi ha tradita proprio la maratona, la frazione in cui sono forte, in cui recupero, in cui mi sento invincibile. Eppure è così… l’ironman è anche questo. Purtroppo faccio l’ultimo giro con un misto di cammino e corsa. Non è la stessa cosa, so che il tempo sta precipitando... ma che importa. IT IS MY WAY TO GLORY così diceva il cartello vero?
E torno alla domanda iniziale. Ma perché??
Nonostante la difficoltà nella corsa, nella MIA corsa, mai e poi mai ho pensato MA PERCHE’, nonostante la difficoltà, la sofferenza, il dolore, purtroppo so che fa parte del gioco. So che su una gara così lunga ogni istante di “normalità” è un regalo. Mi dispiace, non posso dire di no, ma mai e poi mai durante gli ultimi interminabili 12 km ho pensato “ma perché”.
Ve lo spiego meglio: perché quando arrivi sul tappeto rosso ed in fondo c’è l’arrivo, c’è lo speaker che urla “YOU ARE AN IRONMAN” c’è Giulio che ti porge la medaglia allora scoppi a piangere e pensi perché???? Perché è MERAVIGLIOSO. Perché lo rifarei domani e finché ti dai questa risposta vi assicuro che vale la pena iscriversi immediatamente ad un altro. Oooops già fatto… Francoforte 2019 ;)
Qualcuno vuole aggregarsi??




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