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Roma...sorprendimi ancora una volta!
di , 19/03/2013

Pubblichiamo questo resoconto in forma anonima per espressa volontà dell'autrice. La sua identità verrà svelata nell'area commenti (riservata) del sito.

La prima impressione colpisce l’orecchio: parole in tutti gli accenti, in tutte le lingue, scalpiccio di migliaia di scarpe da running sull’asfalto.

La seconda, lo sguardo: un Colosseo che così grande mi sembra di non averlo mai visto e fiumi, fiumi e ancora fiumi di gente colorata. Più volte lungo la strada gli scorci della città in festa mi strappano delle esclamazioni di sorpresa. Amo e odio questa città, che abito da quando ho ricordi, e ora la sto vedendo come non mi è mai successo prima.

Maratona di Roma 2013: non è la prima per me (grazie al metodo di allenamento Ultra…) ma la terza, in 4 mesi, e la seconda in un mese – Terni era giusto il 17 febbraio. Eppure, è come una prima volta.

Durante la Strasimeno ho conosciuto una persona molto particolare che sosteneva che l’unico modo per preparare una maratona era “correre una maratona il mese prima”. Così, alla Maratona di Roma mi sono trovata con l’emozione di un primo appuntamento, ma con le gambe un pochino più fiduciose.

Un oceano di persone nelle griglie mi separa dal punto di partenza: alle 9,30 lo sparo, ma riesco a passare sotto l’arco ben 12 minuti dopo. Devo dire che non mi importa nulla, mi sembra tutto fantastico, la gente, il vociare, gli applausi…mi sento benissimo, con tanta emozione e tanto entusiasmo nel sangue. Il primo pensiero che faccio è “oggi fino al 37esimo andrà tutto bene”. Non so se è una promessa, un proposito o un miraggio. Sono solo convinta che sarà così!

Le altre volte per affrontare la maratona avevo diviso mentalmente il percorso in “mini gare”: 15 km come il Trofeo Lidense, 10 km come la Miguel, 10 km come la Befana, 5 km come la Komen, e gli ultimi 2 km che come vengono vengono.

Mi aiutava a sopportare la fatica e a darmi dei traguardi mentali. Invece questa volta non penso a nulla, penso solo che fino al 37esimo andrà tutto bene.

Lungo il percorso incontro Tamara e Giancarlo che si mettono persino a correre un pezzo di strada con noi (rigorosamente in jeans e scarpe da ginnastica ma Tamara non la ferma nessuno questo è noto!) e mi mettono ancora più di buonumore.

Ci sono migliaia di persone, ognuno con la sua bandiera, i cappelli verdi degli Irlandesi, c’è un gruppo mascherato da Banda Bassotti, Topolino e persino Crudelia Demon. Il più geniale si è mascherato da Papa e i commenti della gente sono esilaranti. Credo sia inglese o americano, lui corre e distribuisce benedizioni quando arriva allo spugnaggio il volontario gli porge la spugna bagnata esclamando “Eccellenza, acqua santa!”.

Mentre accade tutto questo, penso che i primi saranno già arrivati…e io sono circa a metà strada ma continuo a stare bene, c’è GdG accanto che ogni tanto mi frena altrimenti andrei più veloce di così ma è più saggio andare tranquilli per non rischiare di scoppiare poi.

Sfilano i km, sfilano le maschere e piano piano inizio a sentire la stanchezza e soprattutto i sanpietrini (non credevo che a Roma ce ne fossero così tanti!!! Ma dove era finito l’asfalto?). Il gruppo si dirada sempre più e le gambe sono un po’ pesanti. Percepisco che mi sto chiudendo in me stessa e nelle mie sensazioni, ma all’improvviso sento alle mie spalle una voce amica: “che fai non mi saluti più?”. E’ lei! Il mio portafortuna, Angela, l’incontro speciale fatto nella mia prima maratona, anche tra 15 mila sono riuscita a incrociarla!

Ci salutiamo e lei mi fa cenno di andare avanti, oggi non sta tanto bene ma io lo so che è fortissima (infatti la troverò al traguardo pochi minuti dopo di me). Vedere lei è un piccolo rito che si ripete, il mio pensiero magico: ora si che sono davvero tranquilla!

Assorta tra pensieri, fatica e chiacchiere non mi accorgo quasi che siamo rientrati nelle vie tortuose del centro storico della città, fino a quando all’improvviso dietro una curva stretta si apre uno dei luoghi a mio avviso più grandiosi e suggestivi di Roma: il passaggio a Piazza Navona è mozzafiato, tanto che un gruppo di quattro spagnoli che corre vicino a me si emoziona e si abbraccia e grida “incredibile! incredibile!” ed io mi commuovo un po’, e sono tutta orgogliosa della mia città.
Intorno, applausi, fischi, campane, cori.

La crisi arriva un pochino prima del previsto, poco dopo il 36esimo. Camminiamo qualche metro, ho soprattutto la schiena dolorante, i piedi che mi fanno male ad ogni appoggio.

Mangio – mi fanno meglio i biscotti dei gel supertecnici, la fatica mi ha messo lo stomaco sotto sopra e i biscotti mi sembrano la cosa più buona che io abbia mai assaggiato. Fa male tutto: è il momento in cui tutto si spegne e resta la testa.

Guardo GdG con la sua calma serafica, gli sorrido scusandomi perché non parlo più e dico: “sono momentaneamente assente”. Lui risponde “ve bene, metti la segreteria telefonica e vai”. In realtà sono concentratissima, in modo piacevole se si può dire così a questo punto: mi ripeto come un mantra “non c’è nulla di nuovo, so cosa sta succedendo”. Eh si, lo so. Sembra che non ce n’è più, invece c’è.

Ed è un esperimento molto interessante, una possibilità di fare la conoscenza con qualcosa di me con cui non ho confidenza: abbasso gli occhi, guardo i sanpietrini, un po’ mi sembra di camminare sui chiodi ma penso che ora non importa, perché andrà tutto bene, perché un pochino mi conosco, perché questa è la Maratona di Roma e ci tengo tanto, ma proprio tanto, a onorarla.

In realtà, ho fatto anche una promessa: una mia amica sta molto male, e la mattina prima di partire le ho detto che l’avrei portata con me, nel mio cuore, e che se guardava la tv tra quei 15mila doveva sapere che c’era un pensiero per lei, perché ho pensato che quando la vita ti mette davanti a situazioni in cui materialmente non puoi fare nulla per i tuoi affetti, allora quello che ti resta è mandare a chi vuoi bene tutti i pensieri più belli che hai. Quindi le devo scrivere all’arrivo, e questa è parte dell’emozione.

Passi di bambino. Uno dopo l’altro. Mi trovo in uno stato di concentrazione che sembra quasi ipnotico, sono molto curiosa di ciò che sta accadendo, anche perché nelle altre 2 maratone avevo camminato molto mentre in questa, fatta eccezione per qualche passo ai ristori e al 36esimo km, sto correndo in modo continuato e costante.

La salita di Circo Massimo mi sembra insormontabile, la gente che grida “Ultimo Km!” in realtà mi scoraggia perché attualmente un km mi sembra più lungo dell’intero percorso fatto finora..continuo a tenere lo sguardo sui sanpietrini – ho molta paura di cadere, se inciampassi credo che non riuscirei a recuperare l’equilibrio.

Sulla salita del Colosseo vedo il nostro mitico Presidente, un faro nella nebbia della faticaccia che sto facendo, cerco di sorridergli ma mi sa che non ci riesco. GdG mi incoraggia, dice che dopo la curva dietro al Colosseo vedrò il traguardo e io, non so perché, non gli credo e d’istinto gli dico “ma non è che l’hanno spostato?” (sono rimasta traumatizzata dal cambio di percorso, dato che il mio Garmin segna già 43 km...).

Invece no, dopo qualche interminabile passo vedo l’arrivo, credo di aver allungato un po’ l’andatura o forse mi è solo sembrato, taglio il traguardo e vedo che il mio tempo di oggi conta 13 minuti in meno di Terni.

Intorno a me gente che piange, atleti che si abbracciano, applausi, lacrime e io pure mi sento un po’ quel nodo in gola di una commozione profonda perché l’ho sognata tanto questa maratona e ora l’ho affrontata e spero di poterne fare altre 1000 e di sorprendermi sempre come mi sono sorpresa oggi.

Devo mettere momentaneamente da parte la commozione dato che ho l’impressione che mi si siano smontate le gambe, un po’ come l’auto dei Blues Brothers nell’omonimo film, che una volta parcheggiata dopo essere scampata a un inseguimento interminabile perde i pezzi della carrozzeria e resta solo il telaio…la sensazione è proprio quella!

Mi siedo su un comodissimo gradino in marmo dei Fori Imperiali, mi guardo intorno, sono stata parte di qualcosa di grande. Un altro regalo della Podistica Solidarietà, un altro motivo di ringraziarla.

Gara: Maratona di Roma (17/03/2013)

SCHEDA GARA



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