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L’Eur, come la Terra, non è piatto.
di Viviana Maura Vitale, 20/12/2018

Domenica 17 dicembre alle 8 del mattino a Roma ci sono 0 gradi, lo si capisce già guardando fuori dalla finestra e lasciando un’ombra bianca sul vetro.
“Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”... e come l’Ulisse di Dante, pensando più alla virtute che alla canoscenza, bardata come uno scialpinista, mi infilo nella Smart e imposto il navigatore su Piazza Don Luigi Sturzo.
Wikipedia mi ricorda chi era, leggendo mi tornano in mente i miei studi da liceale. Mi colpisce questa frase: La società deve saper conoscere le aspirazioni di ogni singolo individuo: “la base del fatto sociale è da ricercarsi nell'individuo” e l'individuo viene prima della società; la società è socialità: si fonda, cioè, su libere e coscienti attività relazionali.“
Un po’ come durante una gara. Ognuno con le sue aspirazioni e i suoi obiettivi, tutti diversi, tanti singoli individui che partono verso un obiettivo, lungo un percorso comune, ma dando un senso diverso al proprio incedere. Comunque, fa freddo.

Nel gazebo c’è il Presidente in persona, stranamente non congelato e sorridente. Ci siamo salutati con un "chefreddo" al posto del buongiorno ed era così freddo che i bagni erano liberi . Un timido sole provava a scaldare un pezzo di una scalinata dove ci siamo avvicinati tutti per la foto aspettando i distratti e i ritardatari. Uniti per un attimo nel solito: Urrà!
Poi ci si disperde ritrovandosi nel riscaldamento che ognuno fa nella direzione che crede sia quella giusta, evitando lo scontro con quello che viene dal lato opposto.
I quindici minuti prima dello start sono serviti a portare il corpo ad una temperatura ragionevole e il via ci ha visto ancora tutti rallentati ma la musica a palla ci ha spinti verso il primo chilometro, dentro le strade dell’EUR.
Un’altra Roma, molto diversa da quella delle sue gare storiche tra Colosseo e Piazza del Popolo, tra sanpietrini e nuvole di giapponesi che vorrebbero attraversare e invece noi siamo più di mille e non finiamo mai.
Qui le strade sono larghe e i monumenti sono imperiosi e autoritari. Roma sembra perfino pulita.
Italiani... un popolo di santi, di eroi e di navigatori. E di runner, caro mio. Due volte ci siamo passati la’ sotto. Il Colosseo quadrato ormai diventato il simbolo della tradizione stilistica romana. Ormai quello è il palazzo Fendi. 
Bello da questa prospettiva. Le cose viste correndo hanno un fascino diverso, una luce insolita. Domenica era tutto bianco e luminoso e i marmi sembravano più amichevoli.

Tra un giro e l’altro intorno al Colosseo finto, abbiamo sperimentato una di quelle salite di cui mi avevano parlato. Per me l’EUR era piatto prima di domenica. Chi poteva immaginare che esistesse una salita del fungo e che per arrivare al laghetto bisognasse inerpicarsi per un chilometro e più? 
Correre in salita richiede concentrazione e postura adeguata. Ma soprattutto coraggio. Fermarsi in salita è peggio che percorrerla fino in cima, e correre in salita e’ una verifica di quanto si è allenati. 
Il cuore batte per portare ossigeno ai muscoli che incrementano lo sforzo via via che la salita si impenna. Bisogna pensare che si arriverà vivi alla fine, passi corti ma ritmo invariato, petto in fuori, testa alta. Prima o poi finisce.
Domenica non eravamo tanti, ci sono stati sicuramente disertori per il freddo, ma questo ha reso la gara interessante. Noi ultimi, poco meno di una cinquantina, ci siamo goduti strade amene quasi tutte per noi, ad eccezione di una in cui abbiamo corso tra gli autobus e le macchine della domenica con le solite facce scocciate.
Abbiamo corso costeggiando le bancarelle che offrivano capi di cachemire e ornamenti di Natale, non essendo tanti, i vari gruppetti di runner che spuntavano come meduse, sembravano quasi passeggiatori frettolosi che non avrebbero comprato nulla.
Di questa corsa sottolineerei anche le discese, lunghe e generose quanto le salite, ristoratrici e riequilibranti dei secondi persi ad arrampicarsi in alto.

Il finale della gara è quello che ho gradito di più. Salita - discesa e poi il laghetto. Appena l’ho visto ho ricordato mia nonna che abitava a Roma quando io vivevo ancora in Puglia è una volta mi portò al laghetto facendomi fare un giro sulla barchetta tra le papere.
Ricordo il mio stupore, io che la barca la prendevo per andare in mare e che le papere non le avevo mai viste.
Da quella ennesima salita il laghetto era uno specchio luminoso sul quale galleggiavano canoe con squadre vestite di rosso e di rosa (ma cosa facevano?), il verde degli alberi si mescolava con una palette di colori allegri che sembrava primavera. E ormai non sentivo più il freddo. All’uscita dal lago manca più di un chilometro e l’arrivo è in salita. Ma ho una strana energia, mi sa che il freddo fa bene. 
Siamo tre orange a poca distanza. Ormai imparo a riconoscerli. Davanti a me c’è Patrizia che mi precede di una manciata di secondi, accanto a me, Danilo e un’altra compagna di squadra che non conosco ma che prima della salita viene raggiunta da Tiziana che inizia ad incoraggiarla con ottimi suggerimenti.
E poiché erano detti a gran voce, li ho seguiti anche io e ne ho beneficiato tanto.
Io sono un’ottimista e anche quando arrivo tra gli ultimi 50, penso di aver fatto una bella gara. Se mi posiziono a metà classifica di categoria, mi faccio i complimenti da sola. Insomma vivo in un mondo fantastico che stavolta mi ha addirittura fatto pensare di essere arrivata al traguardo insieme a Tiziana, l'ultramaratoneta.
All’arrivo c’è sempre qualche orange che ti aspetta, Maurizio fotografa anche l’ultimo di noi e ti sorride e a me viene di fare gesti di vittoria perché è bello arrivare, è bello potersi dire di aver vinto quest’altra sfida, è bello sentirsi ancora vivi e vegeti.
E se ti offrono una mela succosa e una bottiglietta d’acqua, senti che quel ristoro semplice e nello stesso tempo pregiato racchiude il segreto della serenità. 
Bella gara!


Gara: CorriOlimpiaEur (16/12/2018)

SCHEDA GARA



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