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Il viaggio dei Giganti
di Marco Stravato, 03/10/2017

Preferisco scrivere prima alcuni pensieri, aneddoti e battute, perché al Tor di tempo ne hai, per storie da raccontare.

Perché ho deciso di partecipare a questa gara?
È l'evoluzione del mio essere, non fermarsi mai e cercare sempre nuovi orizzonti, da podista di strada sono partito, come quasi tutti, con la 10 km, la mezza maratona, la maratona, e a questo punto c'è chi si ferma per scelta o per problemi fisici, o torna alle origini e chi è portato mentalmente ad andare oltre, correre ultra come la 100 km del Passatore. Da trailer è stata un po' la stessa cosa: ecomaratona del Chianti, 100 km del Sahara, poi un bel giorno un mio amico mi spinge a partecipare alla 130 km delle vie di San Francesco. Lì forse è partita la testa da Tor. Ho corso per 3 anni consecutivi la 100 km Tuscany Crossing oltre a partecipare a molte gare sotto ai 100 km. Nel frattempo ho saggiato il monte Bianco con la TDS 2014, l'anno scorso la UTMB e quest'anno ho provato la preiscrizione al Tor e sono stato estratto. Avevo già provato nel 2015 e per fortuna che non sono stato sorteggiato, dato che è stato annullato durante lo svolgimento, per mal tempo.

Cos'è il Tor?
Bella domanda, rispondo come mi ha scritto un mio amico, “è tanta roba”. È l'opposto del mondo nell’era moderna. Parlando con un altro trailer, dicevamo che, negli ultimi tempi si creano eventi per sudare, per soffrire. Il Tor è uno di questi, è voler soffrire, è voler stare sui monti di giorno, di notte, con qualsiasi condizione atmosferica.
Perché alcuni esseri umani come me sono attirati da ciò? E’ masochismo? Siamo strani? Matti? A questo io non so rispondere, provate a chiedere a chi è più esperto di me, psicologo dello sport o altro. Io so solo che a me tutto questo attira, è qualcosa che ho dentro, che mi spinge a provare sempre nuove sensazioni, a scoprire sempre nuovi orizzonti, a spostare sempre la lancetta del limite in su, perché il limite non si supera, ma può essere spostato.

Dove più si vive il vero TOR?
E’ su, in cima a ogni colle, ad ogni rifugio, quando giungi lì, sulla vetta, quella è la vera gioia. Superare quei 25 colli e i molti rifugi, bivacchi, una soddisfazione è indescrivibile.

Allucinazioni da Tor?
A parte, tante forme di persone o animali nelle posizioni più diverse che in realtà erano rami, alberi o pietre, la più bella è stata la sensazione di essere affiancato da 2 cagnolini, in realtà i miei 2 bastoncini.

Il mio motto ed il mio pensiero fisso per andare avanti nei lunghi viaggi è “se il tempo passa ed io cammino primo o poi arrivo, certo che arrivo”.
Ogni mattina presto non vedevo l'ora che arrivasse il giorno, ogni alba era una nuova emozione, tutto a sorpresa, stamattina che vista avrò? Neve, ruscelli, paesi, non si sa, e poi il sole si sveglia, si apre il sipario e ti ritrovi a bocca aperta per ciò che vedi.
Mi ha divertito la battuta di un trailer ad un ristoro, io arrivo, lui già è lì, io sono di spalle e… , (chiaramente riferito anche a lui) “ecco un altro italiano che non sapeva come fare per rovinarsi la vita”.
Ad ogni barriera oraria, ad ogni base vita mi veniva in mente uno slogan televisivo da rivolgere a me stesso, “Marco per te il Tor continua”.

Più faticosa o meno di quello che pensavo?
Per alcuni aspetti è stato anche più semplice. Non dormendo la prima notte ho accumulato qualche ora di vantaggio, rispetto ai cancelli orari, quindi sono rimasto abbastanza sereno, mai nervoso. Ma una cosa è certa, non è semplice, ci vuole una testa dura, testarda, non devi mai mollare mentalmente, ci vuole una testa come un caterpillar, cioè mi spiego, non ci vuole un cervello pensante, con le sue debolezze, devi andare avanti come un caterpillar, senza mai ripensamenti.

Quale emozioni mi restano addosso?
La sensazione, l’emozione è che la montagna è bella, che il trail è un altro mondo, vivi lo sport e la natura insieme. Con la corsa su strada, a cui io ho sempre partecipato e continuerò ad esserci, fai sport, con il trail vivi lo sport, penso che sia diverso correre/allenarsi sul bordo di una strada d'asfalto, rispetto ad andare in un bosco, su un sentiero di giorno e/o notte con il silenzio/rumore della natura e non di auto che ti sfiorano. Al il Tor questo è amplificato, visto che sono tantissimi km e ci vivi nella montagna. Mi resteranno per sempre dentro quei luoghi e quelle valli.

Ed ora vi racconto un po' il mio Tor giorno per giorno...

Il Tor è diviso in 7 tappe, non esistono vere e proprie soste, ognuno può gestirsi come vuole, basta arrivare in 150 ore. Ad ogni fine tappa c'è una base vita dove trovi il tuo borsone giallo, con i cambi, scarpe di ricambio, power bank, barrette ecc. ecc. tutto ciò che vuoi metterci, anzi tutto ciò che ci entra.

La 1° tappa Courmayeur-Valgrisenche è impegnativa, come lo saranno tutte d'altronde. Corro, cammino nei punti più in salita, spingo, le forze nelle gambe ancora ci sono tutte e quindi cerco di seguire il gruppo. Ci sono 3 colli da superare, di cui il primo di 1.350 m. d+ (dislivello positivo) ed il secondo di 1.400 d+ in pratica la seconda salita inizia da Thuille 1.458 m. ed arriva al Passo Alto 2.857, tutti abbastanza tecnici. Alla base vita di Valgrisenche arrivo a mezzanotte circa, mangio qualcosa, un doccia veloce, mi cambio e riparto all’una circa del lunedi.

La 2° tappa Valgrisenche-Cogne è quella dei colli più alti, oltre o vicino ai 3.000, molto impegnative, per via appunto dell'altezza. Pensate che la terza salita parte da 1.654 ed arriva ai 3.299 del Col Loson in 9 km, è la più alta vetta del Tor. Ed allora sei portato a pensare, dopo queste cime, che il più è fatto, invece non è così, il più deve ancora venire: scollinato a Cogne sei solo a 106° km.
Comunque dopo 2 giorni di gara, ho guadagnato 13 ore di vantaggio rispetto ai cancelli, però non posso portarli a casa tutti, molto di questo tempo lo devo spendere, ed io da buon investitore, questo ho fatto, ho investito, con massaggi, docce, cambiandomi (molto spesso le calze), mangiando e dormendo.
Non fare questo può compromettere la gara in qualsiasi momento, basta un colpo di sonno, di fame, di freddo. Perché il Tor non è solo correre, è saper gestire il tutto con intelligenza, non con incoscienza, spavalderia, non sei fuori a correre per 1 ora, per un giorno, per 48 ore, ma sei all'aperto e sulle alpi, per quasi una settimana, al freddo, caldo, pioggia, sole, neve, vento e devi essere pronto a tutto ciò, ma con rispetto della forza della natura, e senza paura, si può.

La 3° tappa Cogne-Donnas secondo me è la più semplice, molto bella, un solo colle. Io l’ho definita la tappa dell'acqua con tantissime sorgenti, ruscelli, cascate, potrei dire che è tranquilla, per me abituato a tragitti più duri, a percorsi più tortuosi. Ho saputo gestirla sapientemente, recuperando energie ma anche tempo sulle barriere orarie, infatti arrivo alla base vita di Donnas alle 12:11 con quasi 12 ore di vantaggio sui cancelli.

La 4° tappa Donnas-Gressoney mi piace chiamarla tappa delle pietre. Qui interi borghi sono costruiti in pietra, molti di questi sono bellissimi, ma abbandonati. Forse è la parte più dura, la più nervosa, la più rognosa, non ricordo quanti colli c'erano, ma tutti tra pietraie, sassoni, di quelli da saltare, come rischiano di fare le ginocchia, che qui esplodono o poco ci manca, infatti anche le mie iniziano a fare i capricci.
A questo punto è che inizia la vera gara “TOR”, in quanto la prima notte non dormo, la seconda dormo alla base vita di Cogne, e ancora fin qui per me è nella norma, o quasi, avendo io già corso la UTMB in 44:30 ore senza dormire. Esco dalla base vita di Cogne, dopo aver dormito un po’, in piena notte, alle 22:50 per riprendere il mio viaggio, ma qui è soft, siamo a 1.531 m. e la temperatura è gradevolmente fresca. Invece la notte successiva dormo al rifugio Coda 2.224 m. (metà gara) in una stanza fredda con tante mezze copertine, riposo per 2 ore, esco a notte fonda, con un freddo da cani. Dopo qualche ora decido di dormire di nuovo al rifugio Balma 2.040 m., questa volta la stanza è calda, e non so cosa sia meglio, perché uscire di notte sulle alpi con quel freddo non è… tanto normale, c’è uno sbalzo termico da collasso. Anche qui dormo per 2 ore, quindi 4 ore nella terza notte. Più di 2 ore a rifugio non si può dormire, tutti devono avere la possibilità di farlo, chi vuole dormire di più deve farlo alle basi vita, ma io ho deciso di dormire di notte per non sconvolgere di molto le mie abitudini, quindi se capita di arrivare di notte come a Cogne, si dorme alla base vita, altrimenti dovunque capitassi andava bene, anche il rifugio.



La 5° tappa Gressoney-Valtornenche è la più corta, non sei all'inizio, ma neanche alla fine, sei in un momento dove devi aver pazienza, se non sei forte molli, ma se stai relativamente bene vai avanti a forza d'inerzia, di testa, ti lasci andare con tranquillità. Anche qui ho superato 2 colli. E’ pressoché simile alla terza, non durissima, ma con una differenza sostanziale, 2 giorni di stanchezza in più!
Dormo a Champoluc per 2 ore, al mio risveglio c'è molto movimento, perché alle 21 è partita l'altra gara, la Tordret, da Gressoney, che farà il nostro identico percorso fino a Courmayeur. Meglio così, saremo in compagnia, perché già non si incontrava quasi più nessuno lungo il percorso. Loro invece ci superano, sono più freschi e quindi hanno un altro passo. Come da programma giornaliero mi fermo di nuovo a dormire, al rifugio Grand Tourmalin per altre 2 ore, nel frattempo, mentre io riposavo, sono passati tutti i partecipanti della Totdret, eccetto una signora anziana che incontro in compagnia della scopa della gara più corta (130 km). Ci facciamo i complimenti reciproci, (era fuori tempo massimo, ma a quell’età avere il coraggio di affrontare una gara così lunga non è da tutti) quindi da ora siamo di nuovo tutti soli, noi del Tor. Come dicevo prima le ginocchia mi sono saltate durante la 4° tappa ed in discesa soffro molto, ogni passo è un dolore, ogni tanto mi fermo per riposare i muscoli e tendini.

La 6° tappa Valtournenche-Ollomont è lunga come la 4°. E’ vero che la stanchezza aumenta, ma è veramente duro anche questo percorso con una discesa verso Oyace interminabile e tecnica. Qui mi fermo per dormire per 2:40. Volevo riposare 3 ore ma mi son svegliato prima e non ho più preso sonno, quindi riparto per il Col Bruson in piena notte. Fa freddo, ma dopo pochi minuti mi scaldo e vado su per questa lunga salita e per la successiva discesa verso Ollomont, Paradossalmente soffro più a scendere, visto il dolore che ho, specialmente al ginocchio sinistro.

La 7° tappa Ollomont-Courmayeur è quella finale, bisogna gestirla al meglio per non buttare tutto all'aria nell'ultimo giro. Io mi sento avvantaggiato, sereno, ho tempo, non sono stretto con i cancelli ma non devo approfittarne e rilassarmi, l’attenzione massima va all'alimentazione, al sonno, alla stanchezza. Potrei avere problemi, come cadere da un momento all'altro, per un colpo di sonno, i muscoli che ti abbandonano a pochi km dalla fine, come è successo ad un trailer superato all'ultima discesa o ad un altro concorrente che ho saputo ritiratosi al rifugio Bertone a 4 km dall'arrivo.
Parto da Ollomont alle 8:26, decido di non dormire qui, non ho sonno, avevo riposato a Oyace, quindi vado avanti su per il Col Champillon. La salita è dura, anche qui 1300 m. di dislivello positivo in 5 km, forse sono ripetitivo ma è così, sono sempre toste le salite qui in Val d'Aosta, questo è il penultimo colle, ormai è fatta, manca solo il Malatrà. A questo punto decido di andare avanti e dormire a Bosses, dove invece non trovo un bel ambiente. Sarà un segno del destino, e poi non ho neanche sonno, rifiuto e vado avanti. Nel frattempo faccio un po' di conti, chiedo a persone del luogo e provo a salire al Col Malatrà prima che faccia buio, è il simbolo del Tor, e voglio scattare la mitica foto di giorno, inoltre se mi viene il sonno posso dormire per un po' al rifugio Frassati, che è a pochi km dal colle. Più che Frassati io lo chiamerei fra-sassi per quanti ce ne sono per arrivarci, comunque anche qui toccata e fuga, non ho sonno. La salita dal rifugio al colle è durissima, l’ultimo tratto è con la corda ed una scala, ma con qualche stop di pochi secondi sono su alla grande, circa alle 18:30. Altrettanto impegnativa e tecnica è la discesa e nonchè dolorosa, visto le condizioni delle mie ginocchia.
E’ in cima mi emoziono tantissimo, non reggo le lacrime, piango, il vero arrivo del TOR per me è il Col Malatrà, la mia gioia, la mia tensione si scarica tutta lì, ho pianto tanto, per km, e non riuscivo a smettere, spingevo i bastoncini giù, a conficcarli nel terreno con forza in segno di sfogo, e dicevo ad alta voce, ca..o ca..o ce l'ho fatta, ca..o Marco ce l'hai fatta, quanti sacrifici ti ci son voluti ma ora sei qui, a 19 km dal vero traguardo di Cormayeur, è fatta.
Tutto il percorso successivo è stato comunque sempre bello, c'è stato un tramonto stupendo, un sali scendi continuo, di notte, non si arrivava mai. Ad un certo punto pensavo di aver sbagliato strada e di girare sempre sullo stesso tragitto, ma eccolo il rifugio Bertone, non ho sbagliato strada, anzi mi danno una buona notizia, i km da qui a Courmayeur sono 4 e andando piano non ci vuole più di 1 ora e 15.
Al mio arrivo, alle 23:07 sono emozionato, contento ma non ho pianto, non ho esultato moltissimo, il mio Tor l'ho vinto già al Malatrà.

Considerazioni

Nella prima tappa ho fatto bene ad avere quelle ore di vantaggio, perché poi c'è la seconda tappa con quei 2 mostri oltre i 3000 m. e non riesci ad acquisire vantaggi e se stai già al limite ti butti giù ed è finita, la terza tappa pensi positivo, è relativamente semplice ed acquisisci ancora un po' di vantaggio se hai la forza, e si può, poi però c'è la 4° tappa, questo giorno è micidiale, è duro, è duro perché è un percorso rognoso, tutto in mezzo alle pietre, non riesci a correre, ti spacca le ginocchia, quindi ci vuole tanta tanta testa, però se hai acquisito vantaggio non ti importa di aver perso 1 ora 2 ore, e questo ti aiuta a star sereno anche se devi dormire, e dal terzo giorno devi dormire, non diventa più dire vabbè non dormo stanotte, la prima notte non si può, la seconda si può poco, ma dopo si deve.
La 5° tappa, un giorno in cui devi, ho dovuto lottare con i dolori alle ginocchia, perché ripeto La 4° tappa è pesante, un po' di stanchezza ti ha lasciato. In questa gara ci sono giorni in cui devi cercare in qualche modo di recuperare in gara, non è una gara di 1 giorno o 2 giorno, e stop è finita, si va via tutti a casa, questa è una gara in cui devi recuperare mentre la fai, non bisogna spingere mai al massimo, questo è certo, ma ci sono giorni più duri a prescindere, quindi il giorno dopo devi recuperare con massaggi, mangiando, dormendo di più. La 5° tappa sembra più semplice, a vederla sulla altimetria, ma non è così, e poi si è stanchi, ho dovuto lottare con i dolori alle ginocchia, è una tappa con tante salite e discese tecniche, mai semplici, ci sono 2 belle salite di 1200 d + con relative discese, ho dormito a Champluc.
Molto spesso si viaggia da solo, ci si incontra ai rifugi ed alla basi vita, qui c'è casino, chi arriva, chi parte, chi si cambia, chi si fa i massaggi, chi dorme, poi si riparte e dopo poco si è sempre o quasi soli, dopo i primi giorni.
Io non ho sofferto la solitudine, mi voglio godere questi momenti, non ce ne saranno altri.

Cosa portarsi dietro nello zaino e nel borsone giallo

Io toglierei qualche maglia a manica lunga e qualche pantalone lungo, cioè non servono 6 cambi ma ne bastano 3, si usa quasi sembra l'antipioggia giacca e pantalone, sono leggeri ed è veloce a indossarli, le mutande si, le calze di più di 6, anche 12, nello zaino mettere il piumino, è leggero e caldo, meno barrette ed altri alimenti, da mangiare c'è e tanto e vario, accappatoio, asciugamano, ciabatte e nello zaino non dimenticare la vasilina, burrocacao, protezione solare, bastano 2 powerbank però portarsi la spina da 220 per ricaricarlo alle basi vita, perché a me si sono scaricati quando hanno appoggiato i borsoni al freddo, si sono scaricati da soli. Mettere nello zaino anche i guanti da neve, altrimenti il freddo si sente con i guanti normali da running.




Gara: TDG - Tor des Geants (11/09/2017)

SCHEDA GARA



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