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Correre... in Puglia!!!
di Viviana Maura Vitale, 05/07/2018

Non è facile correre in Puglia. Per correre serve una buona alimentazione, un bere moderato e mai prima della gara, un buon riposo e un clima ragionevole.
Quindi se arrivi il venerdì dopo un bel viaggio di 5 ore iniziato la mattina presto, dovresti riprenderti e poi fare una di quelle corsette che chiamano rigeneranti in attesa della gara di domenica. Però ti accolgono direttamente a tavola con una bella impepata di cozze (quella che voi chiamate gentilmente soute’ e tanto, dovunque voi siate in Italia se non in Puglia, non sapete neanche cosa sia. Le vostre cozze sono tristi nei piatti, secche e dello stesso sapore. Le nostre sono gloriose nel loro sughetto con cipolla, origano, pomodorini e il pane che vi si inzuppa è corposo e quasi carnoso). E poi mozzarelle, ricottine, fioroni. ‘Na cosetta leggera.
E poi che fai, riposi? Con questo mare? No no... Adesso fatevela voi la corsetta leggera alle 19 con le cozze che ancora sono vive nella pancia e stanno giocando a nascondino con le mozzarelle mentre cercate un’andatura dignitosa che faccia presagire una prestazione altrettanto dignitosa. Impossibile. Una bella camminata veloce e a casa subito.
Non vi parlerò del giorno successivo che un amico mi regala un fiasco di primitivo del contadino, leggermente rinfrescato in frigo e sembra un succo di frutta a 14 gradi. Strepitoso per le gambe. Te le senti leggere leggere finché non crolli in un sonno ipnotico dal quale dopo due ore ti svegliano le cicale ma solo perché non sei abituato a quel suono.

Il giorno della gara però vuoi fare la buona. Ma il vento è calato e il mare è bellissimo come solo giugno ti regala. Che fai non nuoti, solo un pochino però... oggi c’è la gara.
Per arrivare a Mottola ho percorso una strada che mai mi era capitato di fare. Dalla Selva di Fasano a Noci, una distesa di vigneti (quelli del Locorotondo, del Primitivo, del Negroamaro) ordinatissimi, circondati da ulivi, intervallati da campi appena arati sui quali si disponevano, come fossero biglie, le balle di fieno ancora luccicanti al sole. Insegne di resort a mille stelle e sopratutto, silenzio.
Ho tagliato la Puglia in meno di un’ora e finalmente ho visto Mottola su una collina. Non presagivo un percorso semplice. Inizio da subito a stupirmi per l’accoglienza e l'organizzazione. In primis i bagni chimici, deserti nonostante gli 800 partecipanti. Forse l’acqua di Roma è diuretica. Poi al gazebo per la consegna pettorali erano tutti solidali con me che ritiravo a nome di una società, solo un pettorale. Una signora vedendo la mia maglietta mi dice: che bel nome ha la tua società, mi piace solo a leggerlo!
Musica, chiacchiere... finché tutto si ferma per un attimo serve un medico e forse l'ambulanza. Un lungo minuto con il cuore in gola, una bambina è caduta dice lo speaker. Ma dopo pochissimo la musica riprende e lo speaker dice: tutto bene, non è successo niente. La bambina sta bene e pure io quando ero piccolo sono caduto e mi hanno messo sei punti in fronte!

Alla partenza suonano l’inno nazionale, a Roma lo cantiamo tutti. Qui no. In prima fila due runners iniziano a picchiarsi ma qualcuno interviene e dice: abbiamo appena cantato l’inno, ma state buoni.
Quindi si parte, inutile dirlo. In salita. Già dopo 1 km alcuni bellissimi ragazzi quasi ti rincorrono per darti l’acqua. No grazie... è un po’ troppo presto. Passiamo davanti al bar dove tutti sono vestiti bene e gli uomini sbarbati. I vecchi guardano, non sembrano comprendere troppo perché corriamo. Le atlete non sono molte e quelle della mia età (ah, la conoscessero!), pochissime. Le signore che invece fanno la passeggiata sono di più e stavolta, nonostante l’abbondanza causata dalle orecchiette, non potranno superarmi.
Il passaggio nel centro del paese è strabiliante! Sai quel vicoli che quando fai turismo dici: non prendiamo questa strada che è troppo ripida e ci sono i gradoni? Ecco, quella. Nel percorso, alla mia lentezza, corre Nicola, un atleta settantenne che sicuramente ricorda altre glorie. Ha un cappello a visiera infilato sopra una piccola bandiera italiana e quando vede i fotografi mi chiede di dargli la mano e alziamo le braccia in segno di vittoria: forza Nico’, gli dicono tutti, perfino lo speaker quando ripassiamo dopo solo 2,5 dal via e io non so se mi sono sbagliata... chiedo: no signo’ devi andare sopra quella strada. Sopra. Appunto.

Per me questi percorsi sono impensabili. Nelle salite il cuore schizza a 184 e non ho il tempo di riportarlo alla norma perché ne inizia subito un’altra. Penso al percorso della best woman o a quello di Valencia. Li sogno. Finiti i gradoni, per i vicoli con le persone affacciate ai balconi, alcuni sostavano fuori dalle loro case a livello strada con tubi di gomma dai quali si divertivano a spruzzare l’acqua, ma te lo chiedevano prima: vuoi l’acqua signo’?
Era il sesto “signo”, ma ero così provata o i pugliesi sono così educati? La salita panoramica non ve la descrivo nemmeno. L’ho fatta, quasi in solitaria. Due ragazze ventenni non atlete, un atleta carogna (poi vi dirò perché) di una squadra locale e Nicola, che però era rimasto indietro. L’atleta carogna correva ad elastico, direbbe Roberto, solo che quando rallentava ansimava come chi sta in punto di morte. E non era proprio divertente anche perché lungo il percorso ho contato quarto agenzie funebri. Le agenzie funebri in Puglia non sono tristi come quelle di Roma (a parte Taffo) e le loro porte sono aperte accanto alle friggitorie di panzerotti o ai fornelli che arrostiscono turcinieddi (e se non sapete cosa siano è arrivato il momento di venire in Puglia). Quindi lui ansimava a morte accanto alle svariate pompe funebri e passando accanto ai muri dove ho rivisto i manifesti che annunciavano la morte di qualcuno. Cose a cui ero abituata, per nulla macabre. Umane.
Provo a dire all’ansimante che forse gli conviene modulare la velocità lui mi affianca e dice che ci prova. Ma dietro di me sento applausi perché dovunque passassimo e anche se eravamo tra gli ultimi, c’era gente immobile e vestita di tutto punto che aspettava per vedere chi correva.

Bravo dotto’! Realizzo in un attimo che stavo correndo con il dottore del paese ed era una cosa “fichissima “ perché dovunque passassi, dietro c’era il dottore e tutti applaudivano. E poiché ormai avevo le allucinazioni pensavo che applaudissero me. Al 9 k eravamo io e la carogna. Lui ansima e quasi si ferma, io in uno strano mood da canto del cigno, inizio a correre e lui mi urla: non mi lasciare solo. Eravamo soli nella discesa assolata che neanche Montalbano la può descrivere e io che non avrei mai sopportato rimorsi, rallento. Lui mi affianca e poco prima del traguardo accelera mi supera e arriva prima. Ah! Il maschio pugliese che non avrebbe mai accettato di essere battuto da una donna, per quanto poco competitiva. Ma i miei due amici e mio marito erano vicini al traguardo e mi incitavano come per dire dai che sei arrivata pure tu. Oh! Ci ho messo 1.05 mica è male se si considera la follia del percorso che al confronto la salita del Pincio della We Run Rome è una passeggiata di salute.
Lo speaker praticamente mi accompagna all’arrivo e dice: Signora! Faccia un bel sorriso al fotografo. Figurati ! Dimmelo un’altra volta e mi metto in posa. Continuò a correre in souplesse perché mai dare segnali di stanchezza e di poca eleganza... per la verità ho camminato ancora per 5’ finché il cuore è sembrato normale.
Al ristoro un pezzo di anguria dolce e fresca e un panino con la mortadella. Peccato non poter aspettare il rinfresco che la mia casa è a 1 ora di macchina tra i vigneti e sono già le 20.30! La signora che mi porge l’anguria vedendo la maglietta sociale “straniera” mi ringrazia per aver partecipato alla loro festa. Io ringrazio lei.
E la Puglia. Che è bella.


Gara: Strapanoramica mottolese (01/07/2018)

SCHEDA GARA



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