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Tuscany Crossing… in un angolo di paradiso
di Paolo Reali, 08/05/2017

Il briefing pre gara

Il briefing pre gara

Sempre alla ricerca di nuove gare e di nuovi ultratrail da testare, era già da un po' che contavo nuovamente, dopo l’edizione 2013 e 2014, di tornare alla Tuscany Crossing, dagli amici Roberto Amandi, Aurelio Michelangeli e Fabrizio Seritti. Non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di correre un ultratrail da 103 km e 3500 mt di dislivello positivo e innamorato come sono della Toscana ed in particolare della Val d’Orcia, venerdì 22 alle 17 ero al ritiro pettorali a Castiglione d’Orcia, incantevole borgo medioevale tutto raccolto attorno alla splendida Rocca trecentesca dei Salimbeni dal quale, prima dell’alba sarei partito per quest’ennesima avventura.
Sì perché permettetemi di considerare sempre, una competizione da 100 km un'avventura e, anche se stavolta non sono previste difficoltà tecniche, non vuol dire che vada presa sottogamba. Ogni gara ha un suo tasso di difficoltà, anche se solo di 10 km, figuriamoci cosa può succedere in 100!

Quindi con la stessa umiltà di quando mi sono presentato al via della Grande Corsa Bianca, o della Lavaredo, alle 5:15 del sabato ero pronto per la Tuscany Crossing.
Saluto qualche amico ultra non incontrato la sera prima (ormai siamo sempre gli stessi), e via partenza. Il panorama è da mozzare il fiato: bellissimi paesaggi da cartolina si alternano a salite e discese mai estreme, ma di certo costanti in un sù e giù non facilissime da gestire, la tentazione di correre infatti è sempre dietro l’angolo, ma conosco i miei limiti e adotto la regola d’oro “passo svelto in salita e corsa in discesa”.
Giungiamo in primis a Bagno Vignoni, senza dubbio uno dei luoghi più suggestivi di tutta la Val d’Orcia, situato lungo la via Francigena, le acque che sgorgano ivi furono utilizzate fin dall’epoca romana: re e papi si sono fermati qui per godere dei benefici delle acque termali. Il borgo è rimasto immutato nel tempo ed arrivare nella piazza centrale è come immergersi nel passato.
Spesso dimentichiamo che viviamo in un posto meraviglioso, ricco di aspetti naturalistici che in molti ci invidiano. La Val d’Orcia, è un connubio di arte e paesaggio, spazio geografico ed ecosistema e, proprio per la sua estrema bellezza ha consentito tramite la via Cassia per millenni le comunicazioni tra Roma ed il nord Italia. La valle è un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel Rinascimento e rispecchi gli ideali del "buon governo" (XIV e XV sec.) in cui l’armonia tra l’uomo e la natura raggiunge livelli sublimi. Le dolci colline ricoperte da una fitta vegetazione di vigneti, oliveti, cipressi, faggeti e castagneti, interrotta da antichi abitati di origine medievale, case rurali e rocche con torri impervie che si disperdono nell'isolata e tranquilla natura dei luoghi: è questo lo scenario che si presenta ai nostri occhi, scenario suggestivo, proprio come ritratto dai maestri della scuola senese.

E l’emozione che un tempo veniva trasmessa dalle tele dei grandi maestri del passato, ora viene diramata attraverso il cinema.
Ed è proprio dalle produzioni del cinema italiano con i registi Ettore Scola (L'arcidiavolo, 1966), Franco Zeffirelli (Romeo e Giulietta, 1968 vincitore di 2 premi Oscar) ai film internazionali vincitori di prestigiosi premi Oscar come Il Paziente Inglese e Il Gladiatore alle goliardiche commedie di Vanzina e Ceccherini, passando per Marco Tullio Giordana, Francesco Nuti e tanti altri registi che hanno voluto ambientare qui i propri lavori che riscopriamo questi tesori.
Nella bellissima vallata che noi attraversiamo, ricoperta di verdi campi di grano è ambientata la casa di Massimo Decimo Meridio. Anche i Campi Elisi, visitati in sogno dal “gladiatore” durante i suoi deliri, sono qui ambientati, con scene panoramiche e suggestivi controluce. 
“Li rincontrerai un giorno, ma non ancora… non ancora” recita il protagonista del film e quale sfondo poteva essere più perfetto e paradisiaco delle dolci colline toscane per accompagnare questo testo dove la vita terrena viene accostata a una dimensione senza spazio e senza tempo? La sfide era quella di cercare un luogo che assomigliasse ad un paradiso, seppur in terra. E’ stata scelta la Toscana, con la dolcezza e il fascino del suo territorio.
Siamo tra San Quirico d’Orcia e Pienza, precisamente a Terrapille, un paesaggio fatto di prati e colline, di stradine morbide che s’insinuano su uno sfondo incantevole e struggente, proprio come le frasi che accompagnano le immagini.
Ad un certo punto si resta incantati dallo spettacolo che si para davanti ai miei occhi, e le parole lasciano il posto al silenzio della contemplazione di tutta questa magnificenza.
La Toscana è davvero un angolo di Paradiso che tutto il mondo ci invidia e dove approdano, oltre ai turisti tedeschi, e ora anche russi e cinesi, molte star dello spettacolo che qui hanno acquistato tenute e poderi dove lasciarsi rapire dalla bellezza della natura e dallo spettacolo della perfezione.

Tralasciando queste pur dovute riflessioni ecco giungiere, dopo una pur breve ma impegnativa salita nella città ideale di Pio II, Pienza, un piccolo gioiello incastonato nelle dolci colline, con la sua splendida piazza, i suoi palazzi intrisi di storia, le viuzze e gli scorci carichi di romanticismo e toscanità. Le terrazze panoramiche, i vicoli, il famoso pecorino che appare in bella mostra nelle vetrine dei negozi. Personalmente ritengo che di ogni corsa si debba cercare di prendere il meglio quale la dolcezza e piacevolezza di tutto ciò che ci circonda e cio’ fa la differenza.
Ma torniamo alla corsa; al solito sono partito in modalità ‘’ragioniere’’, con la priorità di mettermi subito al riparo dai cancelli: non che siano stretti ma basta una disavventura e si potrebbe essere fuori.
Il percorso ci da modo di ammirare una collinetta che domina un tratto della Via Cassia nei pressi di Torrenieri, un caratteristico gruppo di cipressi sulle dolci colline valdorciane. Il paesaggio cambia continuamente nei colori. E’ la volta di San Quirico d’Orcia, borgo dalle origini antichissime, probabilmente addirittura etrusche, possiamo ammirare lungo il percorso le splendide rocche, la collegiata e la Pieve alcune delle bellezze da visitare a San Quirico.
Il sole accecante non ci da tregua e dopo vari saliscendi arrivo all’agognata meta del 53° con un tempo di assoluto rispetto, circa 8 ore, ma piuttosto provato dalla fatica e soprattutto dal caldo. Il ristoro è posto a Montalcino, conosciuta in tutto il mondo grazie al famoso Brunello, uno dei migliori vini rossi al mondo. Montalcino tuttavia non è solo vino, è anche una splendida cittadina ricca d’arte e di storia. Una città medioevale di impianto militare attraversata da vie strette e ripide. Mangio per bene al ristoro, scambio due chiacchiere con gli organizzatori e con dei ritirati che purtroppo non potranno godere del resto del percorso e riparto, in linea con i tempi previsti da tabella.

Dopo aver attraversato paesi senza tempo come Castelnuovo d’Orcia una estenuante discesa tecnica conduce innanzi ad una tra le chiese romaniche più belle della Toscana, anzi, tra le più belle d’Italia, la cui origine si perde nella leggenda, ai tempi di Carlo Magno: Sant’Antimo un luogo magico in cui ancora si possono udire i suggestivi canti gregoriani. La seconda parte della gara ci riserva una un percorso tra le colline composto da innumerevoli svolte e sali scendi; inizia la salita prima lieve e poi piu’ erta che ci condurrà a Vivo d’Orcia, ove ci attende un gustosissimo minestrone caldo all’interno di un locale riscaldato. La fatica si fa sentire e per la prima volta dalla partenza mi siedo, il tepore dell’ambiente determinato dalla compagnia allegra di alcun volontari con cui si chiacchiera volentieri crea un ambiente familiare da cui è difficile sfuggire. Ma come Ulisse non abboccherò al canto delle Sirene e mi accingo a ripartire.
All’uscita il freddo mi avvolge ma in effetti si tratta solo di brividi dovuti alla stanchezza e alla notevole escursione termica tra interno-esterno. Si continua in salita, mi avvertono che e quasi finita dopodiché un lungo tratto nel bosco ci condurrà a Campiglia d’Orcia non prima di attraversare, attraverso un bosco incantato il caratteristico sentiero dell’acqua tramite, delle scalette e passerelle che attraversano rivoli d’acqua e cascatelle di cui sentiamo ahime’, solo il frastuono.

Si arriva fino a 1100 metri di quota, e al 90° km, dopo quasi 20 km ininterrotti di salita, inizia la discesa liberatoria, per attraversare Campiglia d’Orcia, un pasto caldo ci ristora permettendoci di affrontare i due km di salita che, dopo innumerevoli svolte e passaggi anche tecnici, ci mostra dal basso la rocca di Castiglione come un faro per i viandanti allo sbando. Alla fine, il sentiero scollina; ora vedo finalmente la il traguardo ora la fatica, è stata spazzata via in un attimo dalla emozione della vista pur annebbiata, dalla stanchezza e dalle distorsioni create dalla frontale, dei cinghiali sei per la precisione che ci attraversano il sentiero a pochi metri di distanza e gli ultimi metri aumentano in me i brividi. Vedo l'arrivo, taglio il traguardo e dentro di me dico “è finita”, ed è bellissimo!
L’immediato “post-gara” non è il vero e classico “terzo-tempo” dei Trail, ma è molto simile; a disposizione dei podisti c’è della pasta, carne, uova sode e vino.
La gara tecnicamente può essere divisa in due parti, i primi 50 km da Castiglione a Montalcino abbastanza scorrevoli con solo 1000 metri di dislivello e i restanti 53 km più impegnativi muscolarmente con 2000 metri di dislivello e con tratti un po' più tecnici attraverso i boschi.
Giusto per dare la misura della “uguaglianza” e cordialità che c’è tra tutti i podisti “trailers”, saluto i compagni di ventura, e anche questa cosa mi colpisce parecchio e positivamente, andandosi a sommare a tutte le molte altre che abbiamo vissuto in questa splendida avventura.
Usciamo dal locale salutandoci e dandoci l’arrivederci, complimentandoci con questa gente simpatica, aperta, sincera e cordiale, che vive in una zona stupenda.
Il “Trail” è proprio un gran bel mondo; il tempo, in questo genere di gare, è davvero una variabile secondaria, un po' come i km, che sono sempre di più dei dichiarati, cosi come, a volte, anche il dislivello.
“Arrivederci” all’anno prossimo


Paolo Reali

Paolo Reali



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