Informativa sulla COOKIE LAW: Questo sito utilizza solo cookie tecnici
 home page   podistica   triathlon   trail   ciclismo   criterium   società   notizie   solidarietà   fototeca   dlf   fidal   aics   links   area riservata   contatti 
Podistica Solidarietà su FacebookPodistica Solidarietà su TwitterPodistica Solidarietà su InstagramPodistica Solidarietà su YouTube

NOTIZIE SOCIALI


tinforma


notiziario tiburtino


podistica in pillole


VIDEOTECA


ritratti orange


sezione di nettuno


bacheca della solidarietà


archivio notizie

Telefonata ad Attilio.
di Attilio Di Donato, 10/04/2011

Driiiiiiiiiinn.... Drrrriiiiiiiiiiiiiinnn!!!!””
“Pronto Attilio, ci sei?””
“Ci sono, ci sono, chi mi ammazza a me? Ma te chi sei?”
“Sono Espedito Imparato da Trumo Novano
Ue eeeee!!!!!!!!!! ciao Espedito, e che ci fai a Trumo?
“Come che ci faccio? Ci so nato, ci so cresciuto e ci sto pure invecchiando, sei tu che te ne sai andato, 25 anni fa.”
“Ah, si è vero, scusa, ma con il nome che ti ritrovi pensavo ti avessero mandato anche a te da qualche parte, come un pacco postale”

“No Attilio, ti ricordi i discorsi che facevamo da giovani? Io non ho mai voluto lasciare Trumo, e poi sono nato Imparato, cosa viaggio a fare?”
“Già, me lo dicevi sempre, anche per rispetto verso tuo padre….”

“Ti ricordi Attilio quando ti ho bucai il tuo pallone Super Santos perché mi servivano due cappellini per i miei futuri figli?”
“Certo che me lo ricordo.. Li hai fatti i cappellini?”
“Eccerto Attilio, i cappellini li ho fatti subito ma ho avuto qualche difficoltà a fare i figli. So nato Imparato ma mi so dovuto far spiegare da mia moglie come si facevano. Ci ho messo un po’ di tempo ma alla fine penso di aver capito talmente bene che penso che siano anche figli miei. Adesso hanno tutti e due i cappellini, così quando fanno i cattivi gli do mezzo calcio a testa in testa!”
“Bravo Espedito. Sai una cosa? Hai fatto bene a non muoverti da lì. In fondo si sta bene, Io ci ritorno spesso, mi piace ritornare nei miei luoghi comuni".

“Ricordi Attilio quella panchina di cemento dove eravamo seduti quando avvenne il terremoto? pensa che me la son portata a casa per ricordo.”
“Si lo so, noi e quella panchina eravamo diventati un corpo unico, tanto che quando l’hanno dovuta rifare hanno voluto sapere le misure delle nostre natiche. Comunque hai fatto bene, l’hai salvata dai ladri.”

“Ma dove sei adesso?”
“Sto andando a Novara, ma non ci vado perché c’è mia sorella, ci vado perché è la terra del riso, sto cercando qualcuno che mi faccia ridere”
“Si, mi ricordo, te non ridevi mai ma facevi delle battute così forti che ti avevano messo vicino al muro del pianto per fargli cambiare umore. A proposito, hai sempre quella faccia da…. puntini puntini? “
“Si, qualche brufolo con l’età è sparito ma la faccia da ……. puntini puntini è quella, ma la porto sempre in giro, e con assoluta disinvoltura.”

“Ma dove sei adesso?”
“In macchina con due miei amici, Tom e Tom che mi indicano la strada per Novara.”
“A Novara? Ma non eri a Bassano?”
“Si ma son voluto andare via perché non riuscivo ad andare a Roma a lavorare. Quando andavo alla stazione a prendere il treno c’erano un sacco di passeggeri gentilissimi che si affacciavano dal finestrino per salutarmi.”
“E allora? Quale è il problema? Sei sempre stato un tipo simpatico”
“Il problema era che l’unico a cui ero antipatico era il macchinista. Tutti parlavano male di lui. Prima era addetto a mettere i mantici fra le carrozze ma poi gli avevano cambiato mansione,”
“Come mai?”
“Non capiva gli annunci dell’altoparlante”, quando annunciavano: “manticenti, manticenti al binario 2”, lui non ci andava mai perché sapendo di essere antipatico ed essendo anche un poco sordo capiva: ”MALDICENTI” e non andava mai a mettere sti cavolo di mantici. Così l’hanno degradato a macchinista.

“Le cose però non mi quadravano lo stesso perché anche gli altri macchinisti simpatici e con la barba non si fermavano a Bassano. Solo dopo un anno ho realizzato che alla stazione di Bassano Romano i treni non fermavano. Ma ormai avevo fatto tanti di quei giorni di festa che mi so giocato tutti i giorni di licenza che avevo a disposizionamento. E così mi sono congedato.”
“Va be Attilio, succede, pensa che a me mi hanno congedato loro per il terremoto, tutti quelli della mia classe la terza “C”, sono stati congedati, pensa un po’ che fortuna.”
“Lo so Espe, lo so, tu sei sempre stato fortunato. Ricordo quando giocavi alle macchinette mangiasoldi: invece di mettere le monete gli davi una pasta e fagioli avanzata della settimana prima e la macchinetta ti vomitava prima le monete e poi per la fame si tratteneva il cibo che gli avevi dato. Sei sempre stato un dritto tu…”
“E tu sei sempre stato intelligente, ma di gente intelligente c’è ne è tanta di quella gente intelligente, tanta intel…., tu sei un numero tra i tanti e poi vai a periodi, sei un numero periodico, ti potrei definire un tipo 3 e 14….”

“Lo so Espe, adesso però ti devo lasciare, ho finito il credito.”
“Hai finito il credito? Ma se ho chiamato io!”
“Lo so Espe, ma io ho un contratto strano… pago io sia quando chiamo che quando ricevo, mi permette di risparmiare un sacco di soldi che altrimenti spenderei in telefonate”
“Ho capito Attilio, salutiamoci allora, ci vediamo a Trumo quando torni a trovare tua mamma”
“Ok Espe, salutami Giovanni lo scartellato, Gigino o zuzzuso, Gennaro Seven Up, Pietro Mezzacapa, e tutti gli amici che son rimasti lì. Un giorno, anzi una sera, andremo a Genova di sera in un ristorante al buio e mangeremo pesto al buio pesto, faremo presto perché io dovrò tornare a casa prima che faccia buio (pesto).”
“Lo farò senz’altro Attilio, a pesto allora, …scusa a presto….”

Clic.




File Attachment Icon
telefono.jpg
File Attachment Icon
telefonobig.jpg