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Da Novara con.... sudore!
di Attilio Di Donato, 24/12/2010

Me dovessero cecà se l’anno prossimo non partecipo alla maratona di Roma. Per me è finito il periodo di vacche magre e sono passato al periodo di vacche invisibili.

Ancora non ho presentato il certificato medico umoristico perché sono a Novara e qui di atletica se ne occupano poco. Di calcio ne sanno abbastanza e da quando sono qui ho dato il mio contributo economico alla società del Novara, partecipando all’acquisto di un grande attaccante giapponese, un certo Cost poc ma joc bbuon che con i suoi autogol ha contribuito a portare la squadra ai vertici della classifica di serie B.

Ma i novaresi non si occupano solo di calcio, hanno un altro sport che seguono molto e che si chiama “OK sul ghiaccio”. Le regole di questo gioco sono le seguenti.
Si gioca su un tavolaccio di legno puro in sei personcine, divisi in due squadre da tre atleti. Tre possiedono un attrezzo chiamato “martello” che non somiglia affatto al martello che viene lanciato in atletica ma piuttosto a un vero martello da carpentiere. Questi tre si chiamano “colpitori”. Gli altri tre possiedono tutto cioè niente, ma hanno a disposizione le loro dieci dita, come tutti del resto. Questi ultimi si chiamano “incassatori”.

La gara inizia con il fischio dell’arbitro, un fischio artigianale, con le dita in bocca perché questo è uno sport antico e ricco di tradizioni e le dita sono il soggetto fondamentale di questo gioco, possiamo dire che si possono paragonare al pallone nel gioco del calcio.

Ma torniamo a noi. Al fischio dell’arbitro i tre martellatori colpiscono i pollici degli incassatori appoggiati sul tavolo in senso orizzontale e con il resto della mano chiusa.
Se il dito degli incassatori si stacca questi ultimi perdono il gioco ma hanno comunque a disposizione altri nove delle dieci dita che il buon Dio ha dato anche a loro quindi non lo considererei un dramma.

Se invece il dito resiste, diventa prima rosso e poi viola allora lo alzano in posizione verticale, ci mettono un kilo di ghiaccio che hanno a disposizione sotto il tavolo e gridano OK!!!!!! (Sul ghiaccio) Insieme al pubblico. Sono loro i vincitori.

Naturalmente questo è un gioco d’azzardo su cui ci si scommette talmente tanto che qui a Novara tutti i ricevitori di scommesse sportive hanno riaperto e poi chiuso nel giro di una settimana.

Un’altra cosa che ho imparato da quando sono parcheggiato qui è che una volta c’era la nebbia ma adesso non si vede, non c’è piu’, come diceva Totò e tutte le personcine che guidavano gli spazza nebbia sono finiti in mezzo alla strada, ma comunque la nebbia non c’è piu’ e quindi non rischiano di essere investiti (almeno quello).

Alcuni di questi nuovi poveri si sono comunque dati alla raccolta del riso, che si fa solo in determinati periodi dell’anno. Per il resto del tempo passano il tempo nei bar partecipando ad un passatempo molto divertente, sempre attinente al riso.

In pratica si inventano barzellette e se le raccontano fra di loro. Chi riesce a non ridere vince un bicchiere di bonarda e se lo beve ma poi a forza di bere ride pure lui e quindi la felicità regna sovrana, anche quella del barista, che non ride mai ma lo fa la sera a casa quanto conta tutti gli euri che ha incassato grazie ai suoi ironici clienti.

Questa è pressappoco la Novara dei tempi moderni, piena di bravissima gente simpatica e affabile (che non so che vuol dire ma certo non è un’offesa), che ha accolto a braccia aperte un terroncello come me.

Dimenticavo: per chi volesse venire a trovarmi la città è ai piedi del Monte Rosa che si vede dal balcone di mia sorella, sempre imbiancato (il monte, non il balcone), mio cognato ancora non è riuscito a spiegarmi come mai si chiama Rosa se poi è bianco per la neve quasi tutto l’anno.

In questo momento sta riposando, ha detto che si informerà e appena si sveglia mi darà una risposta ma per come è fatto lui è capace di partire, andare ai piedi del Monte Bianco, vedere di che colore è la cima e tornare dicendomi che ha sbagliato qualcosa: o monte o colore.

Questo è quanto amici.

Da Novara e da tutto il Piemonte vi auguriamo Buon Natale da me e da tutto quel che resta della mia famiglia.

Alla prossima Attilio.




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