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Sto imparando a cucinare. 1^ Lezione...
di Attilio Di Donato, 09/03/2011

Ho cominciato con la pizza.

Ho preso un kilo di farina zero a zero e 300 grammi di farina Mani-topa (che ci posso fare se si chiama così?).

Mentre la impastavo ho messo l’acqua. Intanto mia sorella mi guardava in modo strano, poi all’improvviso tira fuori il seguente urlo: “AAAHHHH!!!!!” “Ma che è successo?” dico io. Poi parte un altro urlo: “AHHHHH!!!!”. Piglio mia sorella per i capelli e le dico: Senti sora mia, ma che pensi di stare a casa tua? Tu finchè non finisci di pagare il mutuo questa casa è della banca quindi se devi urlare vattene nella foresta, cerchi Tarzan e ti fai spiegare come si urla e urlì li’, così arrivano pure le altre scimmie e sarai pure in compagnia.

“Guarda che il mio urlo non finiva qui, ribatte lei, ma prosegue così: “Lievt!!!!, Lievt!!!”. In Napoletano vuol dire “togliti” e io mi sono tolto, sono scappato in bagno dalla paura.

Lei ha bussato alla porta e mi ha apostrofato “così”: “Provolone, esci, io non volevo dire “togliti”, volevo dire: “lievito!”, qui manca il lievito! “
“E mo me lo dici?” ribatto io, qua stava venendo una grande pizza!”
“Don’t worry, be happy”, risponde lei, “non tutto è perduto, mettici il lievito in polvere e scioglilo nell’acqua”.

Allora prendo una bacinella e bacio la baci-nella, baci per augurargli buon lavoro e ci metto acqua tiepida e lievito in polvere. Giro il tutto finchè non si scioglie il lievito, poi aggiungo la farina e comincio a impastare. La farina forma dei grumi ma siccome io sono di Grumo non mi preoccupo, so tutti miei compaesani ben formati quelli che sto impastando.

A mano a mano impasto e a piedi a piedi viene mio nipote da scuola e mi dice, in dialetto novarese ”zio, ma che stai a ffa?”. Io rispondo: “la pizza”…”ah va be…” dice lui ”…mi dai 10 euro che vado fuori a mangiare?” “E cosa ti mangi con dieci euro?” “una pizza”, risponde lui. “ok, tieni, e buon appetito”.

Mia sorella mi dice: “ma tu sei scemo” io le rispondo: “e dove sta scritto?” allora lei prende 3 fogli e forma un foglio formato A3 e ci scrive con inchiostro antipatico e a caratteri new times napoletan “TU SEI SCEMO”, “adesso ci credo”, rispondo io, infatti mi sentivo un po’ così ma non sapevo descrivermi.

Comunque continuo a impastare sta benedetta pizza, che diventa un impasto non so se mo cugino o mo-geneo, comunque mi è familiare.

Lo metto in un contenitore e lo avvolgo in una coperta perché è appena nato e deve crescere. Appena lo vedo addormentarsi lo metto sul letto e vado a fare una passeggiata col mio amico Roberto Gambadilegno a Caresanablot.

Ritorno dopo tre ore torno e vedo l’impasto cresciuto, lo stendo su una teglia e lo condisco con gli ingredienti per la pizza quattro stagioni ma siccome l’inverno è quasi finito la faccio solo 3 stagioni ossia primavera, estate e autunno.

Ci metto fagiolini, pesto, un pezzo dello stesso impasto, funghi, crema di tartufi, tirami su per farla crescere, ci avrei messo pure della maionese ma mia sorella mi urla: “No!!!! Mai Onese nella pizza, e mi fa leggere di nuovo il foglio A3.

Metto la pizza a 240 gradi Kelvin sopra lo zero e la faccio cuocere per 59 minuti e 59 secondi.

La metto in tavola e comincio a chiamare mio nipote, mia sorella e mio cognato ma nessuno si presenta a tavola. Chiamo mio nipote sul telefonino ma mi risponde che è ancora in pizzeria a mangiarsi altre due stagioni, chiamo mio cognato ma sta steso sul letto con un tremendo mal di pancia dicendo che aveva assaggiato i miei funghi prima che io li spargessi sulla pizza.Come risposta gli mostro il famoso foglio A3 con la famosa frase.

A sto punto non resta che chiamare mia sorella ma la trovo al telefono: sta chiamando la pizzeria per farsi portare una pizza normale 4 stagioni o 3 boh, vediamo quello che ci porta così la mangio anch'io.

Dimenticavo: i punti di questo resoconto sono stati messi da Internet perché qui c’ è un punto Internet. Punto. Internet. Punto. Internet. Punto.

Ciao. Attilio.




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