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Un laboratorio d'amore: una storia di solidarietà che unisce le donne della Sardegna con le donne del Cairo
di Redazione Podistica, 17/10/2017

Ozieri è una bellissima cittadina arroccata nella provincia di Sassari, un paese rinomato e famoso in tutta la Sardegna e in Italia per essere il centro del cosiddetto “Logudoro”, ovvero, “luogo d’oro”. Qui un gruppo di signore ha deciso di dedicarsi all’arte del ricamo.
È un modo per passare il tempo libero, stare insieme, conservare e tramandare un’importante tradizione locale alle più giovani e, soprattutto, un modo per raccogliere fondi e sostenere uno dei progetti AMU. Infatti, “le ragazze del LaborAmor”, così si chiama il laboratorio e così le chiamano amici e concittadini, ricamano in maniera magistrale su ogni tipo di biancheria per la casa e poi rivendono i loro manufatti in tre mercatini annuali.
Il ricavato di queste vendite va in parte alle emergenze e alle necessità della comunità locale e in buona parte al progetto AMU in Egitto “Chance for tomorrow”.

In questi giorni, Nevin, la coordinatrice del progetto, è arrivata dall’Egitto ed è stata accolta dalle ragazze del LaborAmor in Sardegna. Lo scambio di emozioni è stato davvero intenso: le donne di Ozieri hanno mostrato il loro lavoro, coinvolgendo Nevin in un pomeriggio nel loro stile laborioso e gioioso allo stesso tempo. Lei ha raccontato come si svolge la vita al centro di KozKazah, la fondazione partner AMU.

A Shubra, una delle periferie più difficili e povere del Cairo, ogni giorno centinaia di bambini e donne, stanno insieme, superando ogni differenza e diffidenza legata all'età, al sesso o, soprattutto, alla religione. Proprio come l’amicizia e la fraternità uniscono le donne di Ozieri, così, ogni giorno a Koz Kazah si cerca di costruire una grande famiglia per accogliere, dopo la scuola, bambini altrimenti in condizioni difficili e pericolose, e insegnare alle donne a ritrovare il proprio posto e la propria dignità all’interno della società. Ragazzi e donne musulmane, che sono la maggioranza, passano il pomeriggio con ragazzi e donne cristiani, giocando insieme, studiando o imparando a costruire piccoli manufatti.

Nevin ha raccontato del video messaggio che le donne musulmane hanno voluto spontaneamente registrare quando la comunità locale cristiana è stata sconvolta da una strage di innocenti, uccisi proprio mentre si recavano a Messa. Era un messaggio pieno di comprensione, amore, rispetto. E una richiesta di non credere che quelli fossero i veri musulmani.
Il filo che unisce le “ragazze di Ozieri” e le donne del centro Koz Kazah è uno degli effetti straordinario di questa solidarietà tutta al femminile.




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