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Cronache dalla scaletta...
di Amedeo Gigli, 28/02/2007

Piove? non piove? questo è il dilemma. Intanto il GRA scorre a cento all'ora sotto le ruote della Micra rosso fuoco.
Eccola: è l'uscita 27 con l'indicazione per OSTIA.
Imbocco la Colombo e mi sento subito in imbarazzo. Come faccio a rendere questa solennità?
Proprio così. Anche se la Colombo non rientra nei miei percorsi abituali, e forse proprio per questo, ne percepisco immediatamente, nei panni del fotografo, la solennità.
Si tratta senz'altro dei pini. Pini di una dimensione incredibile. Da togliere il fiato. Respighi stesso ne sarebbe rimasto ammutolito.
Forse anche perché non sono ancora le otto e non c'è anima viva, a perdita d'occhio. Solo asfalto grigio, cielo grigio e il discreto ronzio del motore.
Dove mi apposto? Abbiamo stabilito, a occhio e croce, fra il quattordicesimo e il quindicesimo chilometro.
Da lì sarebbe fantastico: c'è una curva in salita e uno sfondo straordinario.
Cerco d'immaginarlo arricchito dal turbinio policromo delle canotte atletiche.
Fantastico!
Ma è solo il quarto chilometro; forse il gruppo è ancora troppo compatto.
Proseguo e cerco di evitare distrazioni. Ma qui, guarda che bello! c'è il guard-rail laterale e potrei arrampicarmici sopra....
Sul sito della Podistica Solidarietà è stato scritto che il mio Photo Point si troverà all'incrocio con via Canale della Lingua e non posso tradire la consegna.
Quindi proseguo rammaricandomi di non poter disseminare postazioni fotografiche lungo il percorso.
Quindi supero Malafede, Acilia, Casal Palocco e arrivo al Point stabilito dove m'infilo nel distributore IP.
Mi si fanno incontro gli addetti, tutti illuminati da un gran sorriso e mi viene in mente la stazione di servizio Texaco anni cinquanta di "Ritorno al Futuro".
Stessa solerzia, stessa gentilezza e stesso gioco di squadra.
Chiedo gentilmente, con un certo senso di colpa, dove potrei parcheggiare e loro, come nulla fosse, mi indicano un settore dell'impianto dove, guarda caso, è previsto un comodo parcheggio.
Mi accomodo e comincio le operazioni tecniche di preparazione al servizio fotografico.
Tiro fuori il borsellone dal quale tiro fuori la Canon; poi apro il portabagagli e tiro fuori la scaletta, davanti alla benevola curiosità degli addetti alla stazione di servizio.
Quindi vado a cercare il Point adatto, quello vero, quello definitivo.
Piazzo la scaletta, la livello con dei pezzi di corteccia di pino proprio accanto all'ex proprietario che, visto da sotto, è un po' difficile chiamarlo pino.
A me pare quasi una mancanza di rispetto. Forse chiamarlo signor Giuseppe andrebbe meglio?
Fortuna che gli addetti alla stazione di servizio non sentono i miei pensieri e poi sono occupati con i primi clienti.
Intanto all'incrocio sono arrivati anche un paio di motociclisti della stradale e quello che si vede attraverso il mirino della fotocamera promette bene: grazie alla postazione sopraelevata, posso spingermi con lo sguardo ad almeno due o tre chilometri di distanza.
C'è solo quel cacchio di cespuglio che m'impalla almeno un terzo della carreggiata.
Tanto c'è tempo: scendo dalla scaletta e, non avendo di meglio, lo "poto" a mani nude. Spero che Veltroni, leggendo queste righe, possa perdonarmi.
Sono passate quasi un paio d'ore e arrivano i primi atleti. Me ne accorgo dai fari delle moto che li precedono. Il primo a passare, velocissimo, è un disabile sul proprio veicolo.
È straordinario. Un insieme aerodinamico di una bellezza formale inusitata e affascinante.
Non me lo voglio perdere e me lo perdo. La fotocamera è bloccata e non clicca!
Urca, sono venuto fin qui per niente? Cerco di non perdere la calma e passo in rassegna la pulsantiera di questo oggetto tecnologico che più tecnologico non si può.
Avevo inavvertitamente premuto il pulsante dell'autoscatto. Giusto in tempo e riesco a fotografare una coppia di razzi che mi sfrecciano al fianco.
Nel rivedere le foto di questi magnifici atleti in carrozzina ho avuto la piacevolissima sorpresa di cogliere i loro sguardi verso la fotocamera.
Poi sono arrivati loro: i tre africani impegnati, come solo loro sanno fare, a battere il record della corsa.
Poi gli altri, direi i soliti: fiamme gialle, esercito, aeronautica militare, ecc.
E poi è arrivata lei, quella vera: la mezza maratona, la Roma-Ostia, il mare immenso di tutti i colori, al ritmo cadenzato di ventimila scarpe da corsa.
Ho fotografato tutti gli orange che ho potuto, compresi i Mei Patacca i quali, visti attraverso il mirino, non si distinguono dai Solidali.
Poi sono arrivati, allegri, entusiasti, felici, nemmeno un po' stanchi, i Solidali che mi sapevano e che mi manifestavano tutto il loro entusiasmo con ampi gesti di gioia.
Alcune di queste foto sono veramente straordinarie non certo a causa del fotografo, né, tantomeno, a causa della Canon, ma solo e soltanto a causa dell'entusiasmo dei protagonisti.
Qualcuno sicuramente me lo sono perso e non so come chiedergli scusa, però Alessio mi ha confermato che su circa duecentodieci atleti della Podistica Solidarietà ne ho "beccati" circa centocinquanta.
Come prima volta non mi pare male!

Gara: Roma Ostia Half Marathon (25/02/2007)

SCHEDA GARA



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