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Abbiamo vinto tutte, finalmente !
di Viviana Maura Vitale, 03/12/2018

Le Ladies orange sul palco delle premiazioni insieme al nostro Presidente

Le Ladies orange sul palco delle premiazioni insieme al nostro Presidente

Siamo sempre tanti nelle competizioni, tutti diversi e inclusi nella macchia arancione che posa davanti a Maurizio prima di ogni gara. Sembreremmo sempre uguali nelle foto, ma siamo così tanti che è difficile che si sia esattamente gli stessi in ogni foto pre-gara. Qualcuno in più, qualcuno in meno.
Riuscire ad essere più degli altri mi intriga sempre un po’, comprendo il senso delle mail del presidente quando ci incita a spostarci verso gare dove dobbiamo fare numero. E vincere.
E io ho trovato "nel fare numero" una delle mie motivazioni a correre. È l’unico modo per avere "numeri" che girano, visto che i numeri dei miei tempi girano ancora lentamente. 58 oggi è stato un grande numero.
Non ce ne era per nessun’altra squadra. Abbiamo vinto. Siamo le best podistico-woman!
E sul palco la nostra presenza era ancora più intensa perché nessuna podistichina si è classificata tra le prime dieci. La vittoria è di tutte.

Questo salire insieme sul podio è stato più interessante del tormentone della giornata: Hai fatto il personal? Hai fatto il personal? E certo. L’ho fatto perfino io!
Ma i numeri che ho sentito sono spaventosi. Solo alla fine mi sono spazientita: abbiate rispetto per la mia età! I vostri tempi non li faccio neanche durante le ripetizioni veloci. Ogni tanto questa storia dei tempi diventa una sorta di ossessione.
Ma gli orange, grazie al cielo, sono tutti diversi. Non vi parlerò dei top perché sono così veloci che non li vedo mai, non vi parlerò neanche degli aspiranti top (non vedo neanche quelli) perché si intrigano con i tempi e dopo la gara parlano solo di questo.
Vi parlo delle retroguardie arancioni, vi parlo di quelli che corrono per correre e che vedono cose che voi veloci non potete sapere.
Da circa un mese ho un nuovo amico di gara. Lo chiamerò l’ingegnere. Ci siamo conosciuti in gara in caffarella, sotto una pioggia scrosciante e con i piedi nel fango. Eravamo in 75 e dopo il primo tentativo di guado di una mega pozzanghera formatasi in mezzo ai rovi, abbiamo perso il gruppo e ci siamo trovati soli in caffarella. Lui seguiva me perché la caffarella è casa mia, io stavo accanto a lui perché quella mattina c’erano solo pecore e pioggia.
Abbiamo poi corso un pezzo della maratonina di Fiumicino insieme. Lui è ingegnere, serissimo, niente chiacchiere, tiene il tempo con cadenza costante, è un po’ più veloce di me ma ci teniamo sott’occhio, ci facciamo compagnia a distanza costante di 100 metri. C’era stamattina alla partenza, mi ha chiesto che obiettivo avessi e siamo partiti nel solito assetto che abbastanza in fretta lo vede davanti a me. Ogni tanto si girava a cercarmi e io alzavo il braccio per farmi vedere. Mi dava il tempo e mi rincuorava.
Al settimo chilometro siamo stati vicini per pochi metri, mi ha detto che avevo perso la postura (e aveva ragione) mi sono corretta e abbiamo ripreso il passo. Lui non sembra mai stanco e dice che 10, 15, 21 o 42 km piano piano, si possono fare. Consolante.

Il mio quinto chilometro l’ho corso ascoltando una simpatica conversazione in corsa tra un signore è una ragazza. Questa gli chiedeva perché non avesse il pettorale, lui rispondeva che lo aveva messo in tasca. La ragazza gli faceva notare che non si mette in tasca ma si espone, lui diceva che lo faceva per non perdere il chip se no lo doveva pagare. La ragazza insisteva e lui ha reagito dicendo che lui si iscrive ad una gara "in base al numero di pettorale". La ragazza finalmente capisce che il signore correva senza pettorale e conclude dicendo: faccio finta di non aver visto. Tutto questo, correndo. Nelle retrovie.
Le posture di quelli che corrono lenti sono talvolta bizzarre. Ho superato un uomo robot. Correva rigido e a scatti. Sembrava gli avessero dato la carica a molla.
Mi stupiscono poi i camminatori, quelli veloci vanno spesso alla mia velocità di corsa media, sembrano soldatini in assetto di guerra, ma hanno il viso più disteso e non ansimano come spesso fanno quelli che corrono nelle retrovie.

Il mondo femminile dei runner rappresenta una variazione di ciò che accade "nel mondo normale". Sarà per la divisa, sarà per la ricerca della comodità per correre bene, ma vederci in mise semplici senza tacchi e senza troppi trucchi fa pensare ad una serenità che magari uscite dagli spogliatoi, si vanifica.
C’è anche una forma di vicinanza uomo-donna che è più ironica e meno complessa di quella che si vede fuori dalle piste.
Mi ha sorpresa una compagna di gara nel gazebo affollatissimo di ieri, pochi centimetri a disposizione per cambiarci e inevitabilmente ci si toccava con i maschi che si spogliavano nella tenda adiacente. Lei vedendo un bozzo nella tenda dei maschi, lo ha stritolato dicendo ehi tu chi sei? (sarà stato un ginocchio...).
Dentro al gazebo ieri ci cambiavano tutte togliendo la medaglia solo per i secondi indispensabili a sostituire un indumento, ma poi la indossavamo di nuovo. Sopra la maglietta della best.

Non è facile allenarsi per molte donne. Noi incastriamo gli allenamenti in tutte le cose che spesso non sono visibili, facciamo la spesa vestite da runner (alla Coop vicino casa la cassiera si preoccupa se il martedì o il venerdì non mi vede in tenuta), organizziamo i pranzi di famiglia in relazione alle gare e magari cuciniamo mentre controlliamo il programma si allenamento. Talvolta gestiamo l’orario flessibile per uscire o entrare un po’ prima per correre e qualcuna esce da lavoro già cambiata, passando dal tailleur ai fuseau in pochi minuti.
Avevo una amica che lavorava a 15 km da casa. Tornava a casa correndo. Nessun problema di traffico.
So di amiche che hanno mariti che mal sopportano allenamenti e gare. Preferirebbero un amante, crea meno dipendenza e almeno la domenica mangerebbero le lasagne.
Per alcune diventa un problema anche gestire i loro umori e quando corrono si devono anche liberare anche da questo senso di colpa. Ma nonostante questo, corrono e vanno veloci.

Eppure questi sforzi ancora non bastano per essere numerose quanto gli uomini. E nella gestione delle gare a volte si soffre un po’ perché non sono woman-oriented.
Iniziamo dai bagni chimici. È scientificamente provato che l’utilizzo dei bagni da parte delle donne è il doppio di quello degli uomini.
Eppure nelle gare dobbiamo condividerli e sono sempre troppo pochi. Noi non possiamo usare angoli e cespugli, a parte io e una mia amica di corsa (per la verità seguite da altre) che alla deejay run abbiamo usato la parte posteriore di un tir parcheggiato nel circo massimo (accanto alla ruota), mancava troppo poco alla partenza e la fila era lunga per i bagni normali.
Parliamo poi dei premi. Poiché le donne sono numericamente inferiori "è giusto destinare meno premi".
È il contrario: le donne, dove sono in minor numero, vanno incentivate. Ma purtroppo in Italia lo si fa solo nelle discoteche, non facendo pagare loro l’ingresso (!).
Le magliette tecniche? Le taglie sono quelle maschili, la s maschile è almeno una nostra media è di solito balliamo dentro le t-shirt.
E perfino questa gara che si chiama best woman ma poi partecipano anche gli uomini per ovvie ragioni commerciali indica che siamo ancora troppo poche.

Torniamo ancora sul palco di ieri. Abbiamo vinto e abbiamo fatto il nostro personal collettivo. Il 34% di tutte le donne presenti. C’era una vecchia canzone che diceva: "Siamo più della metà! La’ dobbiamo arrivare". Con l’orgoglio di essere donne e con la forza che abbiamo tutte perché insieme a tutto il resto noi corriamo...
Insomma, per un giorno siamo state la Podistica Femminilità!


Viviana Vitale

Viviana Vitale

Gara: Best Woman [TOP] (02/12/2018)

SCHEDA GARA



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