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Sfidare la forza di gravità e se stessi
di Isabella Calidonna, 05/09/2018

Credo che TUTTE prima o poi dovremmo affrontare una gara in solitaria, lontano dalla nostra comfort zone, in un luogo che conosciamo poco. La paura sarà tanta, ma poi farà spazio alla gioia e alla felicità per quello che proveremo, come è capitato a me.
Ho sfidato la forza di gravità e me stessa, in una gara molto bella e particolare: LA VALLECAMONICA VERTICAL.
Tutto è iniziato qualche mese fa, quando scorrendo la home page di FB, ho notato alcune foto di un amico “virtuale” che aveva fatto una gara simile. Gli ho immediatamente chiesto delle informazioni e mi ha dirottato, così, verso questa gara. Ho subito controllato il sito, spulciato la rete e alla fine ho deciso di iscrivermi!
Sapevo che il viaggio sarebbe stato lungo e la preparazione altrettanto, ma ero decisa a sfidare me stessa!
Pochi giorni prima della gara gli amici mi chiedono il tempo che il precedente anno era stato impiegato, il dislivello, il percorso e molto altro. Domande a cui io non ho dato risposta, non perché non volessi, ma perché volutamente ne ero all’oscuro.
Avevo intuito che sarebbe stata dura, quindi meno avrei saputo e meglio sarebbe stato.
Sapete quando ho realmente percepito la difficoltà della gara? Venerdì sul posto, quando Ulisse, uno dei meravigliosi organizzatori della gara, dopo essere venuto in stazione a prendermi mi ha mostrato la partenza e la condotta. Li ho avuto davvero paura e tra me e me mi chiedevo in quale guaio mi ero andata a cacciare.
Ora, ritornata a casa, penso che sia stata la “mattata” più bella che abbia mai fatto in vita mia.
Sono stata accolta in una maniera inaspettata. Ho sentito il vero calore umano, quello che ormai è difficile sentire e vedere. Ho sentito affetto sincero da parte di persone che non mi conoscevano per niente e si sono fidate, senza chiedere nulla in cambio. Avrei dovuto dormire in un rifugio da sola, invece mi hanno ospitata in una casa calda e accogliente, con due piccole cucciole d’uomo che mi hanno riempita di affetto. In un mondo nel quale oramai l’indifferenza regna, dove l’egoismo fa da padrone, in questa piccola comunità montana regna l’amore e il prodigarsi per il prossimo.
Il giorno prima e il giorno della gara aiuto come posso, nel mio piccolo voglio dare una mano. Ceno insieme a loro e attendo pazientemente che passino le ore, per confrontarmi con quel gigante che ho di fronte.
Il giorno della gara tra bimbe e chiacchiere arriva il momento della partenza. Inizio a riscaldarmi, sono la seconda quindi partirò 45 secondi dopo allo scoccare delle ore 13.
Alla fine, per la defezione della numero 1 sarò la prima, così alle 13 precise inizio la mia gara. Applausi e dopo pochi gradini arriva l’incitamento di Chiara e Sofia. Vado piano e con cautela, non conosco bene la gara e non voglio mandare tutto per aria. I primi gradini sono ok, ma dal trecentesimo in poi inizia a cambiare qualcosa. Tutto si fa più ripido. La testa inizia a pensare cose “strane”: AMMAZZA QUANTO E’ RIPIDO. RITIRATI.
Sono sincera e c’è stato un momento in cui mi sono detta tra me e me “chi me lo ha fatto fare”, ma c’è stato anche un momento in cui mi sono fermata per far passare chi sopraggiungeva e voltandomi ho visto qualcosa che è difficile da descrivere. Il mio sguardo è stato rapito dalla vallata. Ero a millecinquecento gradini e dietro di me avevo la meraviglia, il terrore e l’adrenalina. Questo mi ha dato la spinta a non mollare. Testa bassa e macinare gradini. Ho fatto solo questo. Mi sono fermata solo un’altra volta per bere e per chiedere ad una ragazza che poco prima aveva avuto un leggero malore, come stesse. Abbiamo fatto gli ultimi gradini insieme.
Prima del traguardo, circa cinquanta gradini, ho alzato lo sguardo e c’erano i ragazzi del soccorso Alpino, volontari e i fotografi. Tutti mi sorridevano e mi facevano i loro complimenti. Questa gara vale anche per questo, per l’attenzione verso l’atleta, impeccabili sotto ogni punto di vista.
Una gara che rifarei anche domani, perché dentro non porto solo l’emozione per l’aver sfidato e vinto la gravità e me stessa, ma anche per essermi riempita di gioia.


Gara: 7(50) in condotta. Vallecamonica vertical (01/09/2018)

SCHEDA GARA



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